Roma, Vivi Bistrot sfrattato da Villa Pamphili: dal 3 gennaio il parco rimane senza bar. L’appello

di redazione Blitz
Pubblicato il 12 Dicembre 2019 15:16 | Ultimo aggiornamento: 13 Dicembre 2019 14:43
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L’appello contro la chiusura del Vivi Bistrot

ROMA – Villa Pamphili rischia di restare senza lo storico bar. Il Comune di Roma ha infatti deciso di sfrattare il Vivi Bistrot, un punto di riferimento per chi conosce il grande parco pubblico romano. 

Il Campidoglio ha deciso che dal prossimo 3 gennaio il bistrot chiuderà senza dare nessuna alternativa sia ai gestori della struttura, sia ai tanti frequentatori di Villa Pamphili. La chiusura è l’ultima conseguenza della scadenza della convenzione tra Comune e locale avvenuta nel dicembre del 2015.

Come scrive Il Messaggero, “i gestori hanno tentato in ogni modo negli ultimi quattro anni di contattare il Campidoglio per chiedere la pubblicazione di un bando per l’assegnazione dell’area. Nessuna risposta c’è mai stata. E neanche la gara è stata fatta. Intanto però il 3 gennaio il ristoro chiuderà. Per molti romani il locale ‘è l’unico presidio di legalità nella storica villa’ preda da tempo di sbandati e senzatetto”.

Sempre nella stessa villa ci sono delle serre ottocentesche che sono state occupate e poi recentemente sgomberate. Una storia di ordinario degrado e di abbandono che segue quello del Casale dei Cadrati e del Casale Rosso. Quasi tutte queste strutture sono state presa di mira da sbandati e trasformate ora in rifugio. La stessa sorte potrebbe toccare all’area che ora ospita il Vivi Bistrot la cui chiusura ha anche un altro aspetto non trascurabile: chiuderebbe l’unico posto, nell’area, munito di bagni pubblici.

Vivi Bistrot è “l’unico posto dove funzionano è il locale, un’oasi per chi frequenta villa Pamphili” dicono i frequentatori del parco. I due gestori del locale raccontano al Messaggero di pagare al Campidoglio oltre 3.500 euro al mese: “Da quello che sono riuscita a capire – dice Cristina Cattaneo che insieme alla socia Daniela Gazzini gestisce Vivi Bistrot – il bando non si può fare fino a quando non viene approvato un nuovo regolamento sul patrimonio del Comune, l’ultimo risale al 1983 e nel 2014 era in via di scrittura”.

Le due donne raccontano di aver rilevato la Srl che aveva la concessione nel 2008. Hanno poi investiti circa 300 mila euro nell’attività dando  lavoro ad una decina di persone. La Cattaneo, al Messaggero spiega ancora: “Noi siamo molto d’accordo con l’assegnazione dell’area tramite la pubblicazione del bando, noi vogliamo lavorare nella legalità (…) Tre giorni fa è arrivata la notifica di sgombero, ci danno 30 giorni di tempo per andare via”.

Le due imprenditrici hanno ora lanciato una petizione (per firmare leggi qui) che in pochi giorni ha raccolto già migliaia di adesioni. Non tutto però sembra perduto: a giorni è previsto un incontro tra l’Amministrazione e i gestori del locale per valutare possibili percorsi da intraprendere. 

La lettera contro la chiusura del Vivi Bistrot

A scrivere affinché non venga chiusa la struttura storica sono in tanti. A seguire una lettera indirizzata all’Amministrazione da parte di Giulio De Fiore, giardiniere nonché consigliere direttivo Apgi, l’Associazione Parchi e Giardini d’Italia

“Gent.ma Sindaco,
Gent.mi Amministratori

“Ho saputo mio malgrado che Vivi Bistrot Pamphili sia a rischio chiusura (3 gennaio 2020) per motivi esclusivamente burocratici (mancato rinnovo del bando di locazione, ecc.). Tale fatto, dovesse manifestarsi, rappresenterebbe un triplice danno per la Città di Roma che avete l’onore di rappresentare: un danno di immagine per il Comune di Roma che evidenzierebbe quanto ancora dobbiate fare per essere trasparenti ed efficienti e quanto ancora dobbiate lavorare per raggiungere solo uno dei tanti obiettivi che avevate promesso ai Cittadini dall’inizio del Vs mandato. Questa è la ennesima dimostrazione che ancora ‘il vento (non) è cambiato’ e che tra il dire ed il fare ci sia di mezzo, almeno per Roma, ancora l’Oceano un danno per la collettività locale e romana perché verrebbe a mancare l’ennesimo spazio di convivenza civile, di aggregazione, un posto sicuro e protetto di ristoro (con servizi igienici puliti e mantenuti) a Villa Pamphili, villa storica di eccelso valore storico, ambientale e culturale praticamente abbandonata e lasciata a sé stessa come purtroppo tante altre Ville storiche romane…”.

“Un grave danno ambientale perché anche se, minuscoli rispetto al mare magnum del Verde cittadino, i punti verdi Vivi Bistrot sono sempre stati un esempio di buona gestione del Verde pubblico in compartecipazione (pubblico/privato): ben progettati, costruiti, realizzati, mantenuti e curati dai Gestori a costo zero per la collettività Confido nella Vs solerzia e determinazione per risolvere la questione entro i termini previsti per il Bene Comune e per conservare ancora quel minimo di stima e fiducia che i Cittadini romani hanno verso i propri Amministratori”.