Rosa Bazzi disperata: è morto l’ergastolano di cui si è innamorata. Con Olindo Romano è finita

di redazione Blitz
Pubblicato il 9 Gennaio 2020 20:29 | Ultimo aggiornamento: 9 Gennaio 2020 20:29
rosa bazzi foto ansa

Rosa Bazzi (Ansa)

ROMA – Rosa Bazzi aveva dimenticato Olindo Romano e si era innamorata di Marco Alberti, un ergastolano che aveva conosciuto nel carcere di Bollate. Alberti, 60 anni, è però finito sotto ad un auto lo scorso 16 dicembre ed è morto. Per questa ragione, Rosa ora è caduta nella disperazione più totale. 

La 56enne sta scontando la pena dell’ergastolo in quanto autrice, assieme al marito Olindo Romano, della strage di Erba. Alberto aveva fatto tornare il sorriso sul volto di Bazzi dopo tanto tempo. Il settimanale Giallo parla infatti di una voglia di vivere ritrovata. Rosa ha addirittura chiesto al Tribunale di sorveglianza la semilibertà per motivi di lavoro.

I giudici non si sono ancora espressi sulla richiesta della donna anche perché è ormai poco importante per Rosa: l’aveva chiesta solo per poter vedere Marco Alberti fuori dal carcere. 

Marco Alberti detto Mirko, come racconta Il Giornale, era originario di Verona. Era stato condannato all’ergastolo per un omicidio compiuto nel 1998. L’uomo, che si trovava in semilibertà, è stato travolto ed ucciso da un’autovettura a Corsico in provincia di Milano. 

Alberti è stato investito mentre stava percorrendo a piedi la Statale 494. Ad investirlo un trentenne che si è fermato a soccorrerlo. L’intervento dell’automobilista è stato però del tutto inutile: il 60enne è morto in ospedale a causa delle gravi ferite.

Marco Alberti poteva uscire dal carcere durante il giorno e doveva rientrare in carcere la sera. Lui e Rosa si erano conosciuti quando Rosa aveva iniziato a lavorare come volontaria presso il laboratorio del cuioio della sezione maschile del carcere di Bollate.

Marco Alberti era stato arrestato per l’uccisione del pregiudicato trentino Antonio Panazzo. Quest’ultimo era stato freddato con tre colpi di pistola nell’aprile del 1998. Dopo l’omicidio, Alberti aveva bruciato il cadavere occultandone i resti in una discarica sotto un cavalcavia in provincia di Verona. Il suo arresto avvenne dopo due anni di indagine.

Marco, una volta arrestato, chiese uno sconto di pena diventando un collaboratore di giustizia. Ciò non gli bastò per evitare una condanna a vita dai giudici della Cassazione. La semi-libertà è arrivata solo nell’estate del 2019 grazie alla buona condotta.

Fonte: Il Giornale