Rosario Livatino sarà beato: per il Vaticano il giudice ragazzino fu martire “in odium fidei”

di redazione Blitz
Pubblicato il 23 Dicembre 2020 7:48 | Ultimo aggiornamento: 23 Dicembre 2020 7:48
Rosario Livatino sarà beato: per il Vaticano il giudice ragazzino fu martire "in odium fidei"

Rosario Livatino sarà beato: per il Vaticano il giudice ragazzino fu martire “in odium fidei”

Rosario Livatino sarà beato. Al giudice ragazzino, ucciso ad Agrigento nel 1990, all’età di 37 anni, dai mafiosi della Stidda, il Vaticano ha riconosciuto il martirio “in odium fidei” (in odio della fede).

Papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto nel corso di una udienza col cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione per le Cause dei santi. 

Nell’intestazione del decreto è scritto esattamente che viene riconosciuto “il martirio del Servo di Dio Rosario Angelo Livatino, Fedele laico; nato il 3 ottobre 1952 a Canicattì (Italia) e ucciso, in odio alla Fede, sulla strada che conduce da Canicattì ad Agrigento (Italia), il 21 settembre 1990″.

Giudice Livatino, la prova del martirio

La prova del martirio “in odium fidei” del giovane giudice siciliano sarebbe arrivata anche grazie alle dichiarazioni rese da uno dei quattro mandanti dell’omicidio, che ha testimoniato durante la seconda fase del processo di beatificazione. La causa è stata portata avanti dall’arcivescovo di Catanzaro, monsignor Vincenzo Bertolone, agrigentino e Postulatore della causa.

Grazie alle dichiarazioni è emerso che chi ordinò quel delitto conosceva quanto Livatino fosse retto, giusto e attaccato alla fede e che per questo motivo, non poteva essere un interlocutore della criminalità. Andava quindi ucciso.

Non è un caso che, come emerge dalle sentenze dei processi sulla morte del giudice, importanti esponenti locali di Cosa Nostra, quando Livatino era ancora in vita, lo etichettassero come “uno scimunito”, un “santocchio” (un bigotto) perché frequentava assiduamente la parrocchia di San Domenico, a pochi passi dalla casa in cui viveva con i genitori.

Rosario Livatino, la testimonianza del mandante

Una testimonianza quella del mandante, resa a News Mediaset, che è risultata decisiva così come quella di uno dei quattro esecutori materiali del delitto, Gaetano Puzzangaro, che quel 21 settembre era alla guida dell’auto che speronò la vettura del “giudice ragazzino” e che già in passato aveva deciso di rilasciare alcune dichiarazioni per la fase diocesana del processo.

Puzzangaro ha trovato anche il coraggio di esporsi pubblicamente e intervistato da Tgcom24 si è detto “assolutamente pentito interiormente per quel gesto compiuto in gioventù; quella mattina speravo con tutto il mio cuore che il dottore Livatino facesse un’altra strada”.

Dopo la sua morte, nel 1993, Giovanni Paolo II, incontrando ad Agrigento i suoi genitori, aveva definito Livatino “un martire della giustizia e indirettamente della fede”. Anche Papa Francesco, che ha molto sostenuto la causa di beatificazione aperta nel 2011, ha lodato la figura del magistrato.

Incontrando nel novembre del 2019 i membri del “Centro Studi Rosario Livatino”, lo ha definito “un esempio non soltanto per i magistrati, ma per tutti coloro che operano nel campo del diritto: per la coerenza tra sua fede e il suo impegno di lavoro, e per l’attualità delle sue riflessioni”.

La cerimonia di beatificazione di Rosario Livatino potrebbe svolgersi nella primavera del 2021 proprio ad Agrigento. (Fonte: Ansa)