Rosario Pariante: “I delitti della faida di Scampia decisi in tribunale”

di redazione Blitz
Pubblicato il 17 Giugno 2014 12:58 | Ultimo aggiornamento: 17 Giugno 2014 12:58

ITALY MAGISTRATES STRIKENAPOLI – I primi delitti della faida di Scampia decisi in un’aula di tribunale. E’ quello che racconta ai magistrati Rosario Pariante, classe ’56, boss della camorra oggi pentito. Si accusa di un duplice omicidio, quello di Fulvio Montanino e di Claudio Salierno, risalente al 28 ottobre 2004. Come è nata l’idea di quell’omicidio lo racconta lui stesso ai magistrati, un racconto che compare nei verbali depositati lunedì di cui dà notizia Repubblica:

“Venne in aula Giancarlo Abete. Era un fatto eccezionale, perché lui non si faceva vedere in giro… Mi fece capire che c’era tutto un gruppi di affiliati, tra cui lui stesso, che si sentivano in pericolo, rispetto a Paolo Di Lauro e ai figli. Dopo che Abete mi disse questo, io chiesi da chi venisse questo pericolo, e feci segno mimando il gesto del codino, per indicare Cosimo Di Lauro che portava sempre il codino. A tale mio gesto Abete fece cenno di sì. Allora con la scusa di fumare io e i tre fratelli Abbinante ci appartiamo nel ballatoio che comunica con la gabbia (…). Fummo d’accordo a reagire in maniera armata e pensammo di colpire uno degli esponenti più vicini a Di Lauro, ovvero Fulvio Montanino. Fummo tutti d’accordo perché era uno dei più validi sia come killer, che come soggetto legato al gruppo Petrozzi che aveva una caratura nel traffico di droga”.

Il progetto dell’omicidio nasce quindi in un’aula di tribunale. Continua Pariante, come riporta Repubblica:

Ricordo che nei miei incontri con Paolo Di Lauro, intorno al 2000, parlavamo di varie cose tra cui la possibilità di fare un passo indietro nella gestione dei nostri clan”. È il 20 maggio scorso quando Pariante comincia a parlare. Si autoaccusa del duplice omicidio di Fulvio Montanino e di Claudio Salierno, avvenuto il 28 ottobre 2004. Lo ascolta il pm Stefania Castaldi, il magistrato che ha catturato e mandato a processo killer e mandanti anche di esecuzioni efferate, e il sostituto commissario Ciro Catalano. Continua Pariante: “Quindi con il nostro consenso, ossia di suo padre Paolo Di Lauro e mio – poiché il parere di Raffaele Abbinante (uno altro dei colonnelli, ndr) non contava – Cosimo divenne capo. Organizzammo una festa a Bacoli in un ristorante chiamato “Gardenia”. Eravamo in quell’occasione 15 o 20 affiliati. Paolo Di Lauro disse ai commensali che io e lui ci ritiravamo e chi prendeva il comando come Di Lauro era Cosimo”. Ma Pariante non riconosce il rampollo come nuovo boss. “Io non lo vedevo certo come mio capo, ma come il figlio di Paolo. Per gli altri invece, Cosimo si dimostrava capo quando io non ero presente”.