Rosita Raffoni si uccise a 16 anni. Il video ai genitori: “Mi odiate, non piangerete per me”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 maggio 2018 19:53 | Ultimo aggiornamento: 16 maggio 2018 19:54
Rosita Raffoni suicida, il video-testamento in cui denuncia i genitori

Rosita Raffoni si uccise a 16 anni. Il video ai genitori: “Mi odiate, non piangerete”

BOLOGNA – Rosita Raffoni si è tolta la vita a soli 16 anni, gettandosi nel vuoto il 17 giugno 2014. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,Ladyblitz – Apps on Google Play] In un video testamento denuncia i genitori di averla odiata, fino al punto da non essere dispiaciuti per la sua morte. Un video e le sue lettere sono proprio gli ultimi messaggi disperati della ragazza, messaggi che la Procura di Forlì ha ascoltato e per questo motivo ha chiesto la condanna a 6 anni di carcere per il padre di Rosita, e 2 anni e mezzo per la madre con accuse a vario titolo di istigazione al suicidio e maltrattamenti fino alla morte.

Il video, lungo un paio d’ore, fu girato con il telefonino sul tetto della scuola di Rosita fino a quando la batteria non si scaricò, poco prima del gesto estremo della ragazza. Oltre al filmato, sul tetto furono trovati diversi fogli di una lettera. Dal testo si ricava l’enorme malessere della giovane, come sottolineano anche i pm nell’atto di accusa.

Rosita ribadisce che i genitori non l’hanno mai capita, conosciuta, né accettata per quello che era e che la sua ultima volontà è quella di lasciare un segno. Ma dice anche che le dispiace lasciare la vita, che avrebbe voluto fare tante cose, andare all’estero, avere un ragazzo, rendere felice qualcuno. E poi che non ce la fa più a continuare a vivere in quel modo, come ‘segregata’ dai genitori, come spiega parlando al suo telefonino.

Dalla lettera emerge anche la consapevolezza che dal suo atto per loro nasceranno problemi. Se da un lato di questo Rosita sembra quasi scusarsi, dall’altro, continua nel video, dovendosi difendere da una denuncia, forse potranno capire. Il caso è finito in tribunale dove il pm ha chiesto la condanna a 6 anni per Roberto Raffoni, il padre della giovane suicida, e 2 anni e mezzo per Rosita Cenni, la madre. Le ipotesi di reato sono di istigazione al suicidio per il padre, e maltrattamenti fino alla morte per il padre e la madre.

In circa tre ore di requisitoria il pm Sara Posa, dopo avere inizialmente richiamato la giurisprudenza sul concetto che i maltrattamenti non sono solo intesi come violenza fisica, ma anche come abusi psicologici, ha analizzato, secondo quanto emerso dal dibattimento, i rapporti della coppia nei confronti della figlia, definendoli un “comportamento genitoriale disfunzionale”.

Rapporti sfociati in una vera e propria ‘sfida-guerra’, in particolare con il padre, quando Rosita, per l’accusa, ha cercato di liberarsi della cappa di umiliazioni, isolamento e privazioni a cui era sottoposta. Sempre secondo la pm, i genitori di Rosita erano consapevoli del ruolo “predisponente e cogente” che il loro comportamento aveva nel creare disagi e sofferenza alla figlia. Anche la volontà del suicidio, ha precisato l’accusa, era nota ai genitori, ma questo non avrebbe modificato il loro atteggiamento vessatorio.