Rossella Corazzin, mistero legato al mostro di Firenze? Izzo: “Violentata nella villa di Francesco Narducci”

di redazione Blitz
Pubblicato il 29 maggio 2018 12:01 | Ultimo aggiornamento: 29 maggio 2018 13:14
Rossella Corazzin, mistero legato al mostro di Firenze? Izzo: "Violentata nella villa di Francesco Narducci"

Rossella Corazzin, mistero legato al mostro di Firenze? Izzo: “Violentata nella villa di Francesco Narducci”

VENEZIA – Il giallo sulla scomparsa di Rossella Corazzin, la ragazza di 17 anni di Pordenone scomparsa nel 1975 a Tai di Cadore (Belluno), potrebbe intrecciarsi con quello del mostro di Firenze.  [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Ad unire le due vicende, secondo quanto riportano i quotidiani veneti, sarebbe la figura di Francesco Narducci, medico e professore di Perugia morto nel Lago Trasimeno nel 1985, il cui nome fu fatto dagli inquirenti che indagavano sul mostro di Firenze e che ipotizzarono fosse lui il mandante.

A chiamarlo in causa è ancora Angelo Izzo, secondo cui Rossella sarebbe stata tenuta prigioniera, violentata e uccisa nel settembre 1975 proprio nella villa sul Trasimeno di Narducci, figlio di un capo della Massoneria, che avrebbe partecipato al massacro.

Come ricorda il Corriere del Veneto,

Narducci bazzicava per Cortina. Un dettaglio non irrilevante. Durante il suo soggiorno nel Bellunese, Rossella aveva confidato alle amiche di aver conosciuto un ragazzo che si faceva chiamare Gianni e con cui si era incontrata diverse volte. Diceva di essere uno studente di Medicina che faceva il fotografo per pagarsi gli studi. Il sospetto, già emerso alcuni anni fa, è che quel ragazzo fosse in realtà Narducci.

Sulla base delle dichiarazioni rese in due occasioni nel 2016 da Izzo all’allora procuratore di Belluno Francesco Saverio Pavone, Gianni Guido e Francesco Narducci, con Andrea Ghira e altri due giovani, si sarebbero avvicinati a Rossella a bordo di una Land Rover mentre stava passeggiando a Tai di Cadore. Sia Guido che Narducci all’epoca avevano una casa poco distante, a Cortina.

Nella casa sul lago Trasimeno, è sempre il racconto di Izzo, sarebbe stato inscenato un vero e proprio rito satanico: la ragazza sarebbe stata legata ad un tavolo, seviziata e violentata da dieci persone incappucciate, tra le quali lo stesso Izzo, che però ha detto al pm Pavone di non aver preso parte all’assassinio. “Non ho visto l’omicidio – ha raccontato – ma sapevo che doveva essere soppressa”.

Secondo Pavone un elemento cruciale per stabilire la veridicità del racconto potrebbe essere rappresentato dagli arredi dell’allora villa dei Narducci, in particolare il tavolo (qualora esistesse ancora) su cui Izzo disse si consumarono le violenze, che anche a distanza di anni potrebbe aver mantenuto delle tracce biologiche. Nelle dichiarazioni a Pavone Izzo aveva sostenuto che alla fine del rito i partecipanti si fecero un taglio sulle mani, per suggellare un patto con il sangue.

Dall’Ansa arriva la precisazione che nella lunga e controversa indagine sulla morte e sul ritrovamento del cadavere, nell’ottobre del 1985 al Trasimeno, del medico perugino Francesco Narducci non sono mai emersi riferimenti o collegamenti con Angelo Izzo o agli altri soggetti coinvolti nel massacro del Circeo. I giudici hanno escluso il coinvolgimento di Narducci nelle vicende del mostro di Firenze.

Il medico, gastroenterologo di 36 anni, venne trovato morto il 13 ottobre del 1985 nel lago Trasimeno dove era uscito in barca, cinque giorni prima. All’epoca gli investigatori ipotizzarono un annegamento accidentale e l’indagine venne archiviata (la famiglia ha sempre parlato di un suicidio o di un incidente, escludendo comunque qualsiasi collegamento con le vicende fiorentine).

Nel 2002 il pm di Perugia Giuliano Mignini riaprì però il fascicolo dopo che nel corso di un’indagine su un giro di usura la polizia si era imbattuta in minacce a sfondo esoterico e con riferimenti alla morte di un medico al Trasimeno. Nell’inchiesta venne anche ipotizzato uno scambio di cadaveri al momento del recupero del corpo per evitare che la vicenda venisse collegata a quella del mostro di Firenze. Ipotesi poi però escluse con l’archiviazione della Cassazione sui presunti depistaggi. Così come è stato archiviato il fascicolo nel quale si ipotizzava che Narducci fosse stato vittima di un omicidio.

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