Rosy Canale, icona anti mafia accusata di rubare soldi…all’anti mafia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Dicembre 2013 10:59 | Ultimo aggiornamento: 12 Dicembre 2013 11:00
Rosy Canale, icona anti mafia accusata di rubare soldi...all'anti mafia

Rosy Canale, icona anti mafia accusata di rubare soldi…all’anti mafia (Foto da Facebook)

REGGIO CALABRIA – Rosy Canale, la donna simbolo dell‘anti mafia, è stata arrestata la mattina del 12 dicembre a Reggio Calabria con l’accusa di truffa aggravata. Secondo le accuse la Canale avrebbe distratto 100mila euro all’associazione “Donne di San Luca e della Locride”, fondata dalla donna per combattere la mafia in Calabria e finanziata da fondi pubblici comunitari e italiani. I fondi erano destinati alla creazione di un laboratorio di saponi artigianali a San Luca, ma secondo gli inquirenti la Canale avrebbe comprato appena poche saponette.

Altre cinque persone sono state arrestate nell’ambito dell’inchiesta condotta dai carabinieri, tra cui l’ex sindaco di San Luca, Sebastiano Giorgi. Le ipotesi di reato sono di associazione mafiosa e voto di scambio.

Carlo Macrì sul Corriere della Sera scrive:

“Rosy Canale è considerata una donna Antimafia proprio per aver cercato di «parlare» alle donne di San Luca convincendole, dopo la strage di Duisburg (sei morti) dell’agosto 2006, a unirsi tra di loro e iniziare un percorso alternativo contro la mafia, nel paese di Corrado Alvaro. «Per avere un’alternativa valida alla vita quotidiana fatta di niente» – diceva -. «Dopo aver ascoltato il perdono di Teresa Strangio che ha perso il figlio a Duisburg, ho capito che oltre questo dolore non si poteva andare. Era arrivato il momento di agire, senza rinnegare la storia e la cultura di questa terra»”.

Un bene confiscato alla mafia, alla famiglia Pelle, fu affidato alla Canale, imprenditrice pronta a creare del buono dai resti della malavita:

“Ricami, cucina tipica, ogni donna di San Luca sembrava avesse trovato una nuova vita da quell’idea dell’imprenditrice reggina. Il suo è stato un impegno nato proprio per combattere la ‘ndrangheta. Lei che aveva dovuto subire in passato la violenza delle cosche. A Reggio Calabria era proprietaria di un locale, messo su con enormi sacrifici. Ma un giorno dovette smettere perché la criminalità organizzata la prese di mira, cercando di spogliarla del suo bene che sarebbe dovuto diventare un luogo di spaccio”.

Macrì sul Corriere della Sera scrive:

“Una sera mentre stava rientrando a casa, Rosy Canale fu assalita e pestata a sangue e ridotta in fin di vita. Decise di abbandonare la Calabria per ritornarci nel 2007, a San Luca. La sua storia è diventata in questi mesi un’opera teatrale, «Malaluna», con la regia di Guglielmo Ferro e le musiche di Franco Battiato. Qualche mese fa aveva ottenuto anche il premio Borsellino. In quell’occasione disse:«Vorrei che Papa Francesco venisse fra gli ultimi e i dimenticati di San Luca»”.