Ruby bis, Emilio Fede sconterà la pena ai domiciliari: “In carcere soffrirebbe”

di redazione Blitz
Pubblicato il 11 Ottobre 2019 22:14 | Ultimo aggiornamento: 11 Ottobre 2019 22:58

MILANO – Deve scontare la pena in “detenzione domiciliare” Emilio Fede condannato ad aprile in via definitiva a 4 anni e 7 mesi per il caso ‘Ruby bis’.

Lo ha deciso il Tribunale di Sorveglianza di Milano che ha accolto una delle istanze dell’avvocato Salvatore Pino. I giudici, infatti, osservano che l’ex direttore del Tg4, per il quale era già stato sospeso l’ordine di carcerazione nei mesi scorsi, ha 88 anni, soffre di “alcune patologie” e il carcere per lui “andrebbe contro il senso di umanità”, perché da detenuto sarebbe sottoposto ad “una enorme sofferenza”.

Fede rischiava di essere l’unico dei tanti coinvolti nel caso Ruby a finire in carcere a distanza di oltre otto anni da quando è esploso l’affaire delle serate a luci rosse nella villa di Silvio Berlusconi ad Arcore. Già il 12 aprile, però, per il giornalista, condannato per aver favorito la prostituzione di alcune ragazze spinte a partecipare alle cene del “bunga-bunga” nella residenza dell’ex premier, era arrivata una buona notizia.

La Procura generale milanese, infatti, sempre su istanza della difesa, aveva sospeso l’ordine di carcerazione aprendo, dunque, la strada dei domiciliari. Oggi, dopo un’udienza che si è tenuta due giorni fa, i giudici della Sorveglianza (Gaetano La Rocca, Maria Paola Caffarena e due esperti) in prima battuta hanno respinto la prima richiesta della difesa del giornalista di “differimento dell’esecuzione della pena”.

E hanno accolto, invece, l’istanza per i domiciliari perché, scrivono nel provvedimento, la detenzione in carcere per lui, che ha più di 88 anni ed è malato, “andrebbe contro il senso di umanità che deve comunque connotare l’esecuzione della pena nel rispetto della dignità della persona”. In questo caso, spiega ancora la Sorveglianza, la carcerazione per Fede sarebbe soltanto “una enorme sofferenza superiore certamente a quella che inevitabilmente consegue a ogni regime detentivo”.

I domiciliari, dunque, sono la soluzione “più idonea anche ai fini rieducativi”. L’ex direttore del Tg4, dunque, inizia così a scontare la pena nella sua casa a Segrate, con tutta una serie di prescrizioni, come succede sempre in questi casi. In particolare, potrà uscire dall’abitazione solo per quattro ore al giorno, tra le 10 e le 12 e tra le 16 e le 18, oltre che per “comprovati motivi di salute”. E non potrà frequentare pregiudicati e “dovrà adoperarsi per quanto possibile al risarcimento del danno”.

Ai domiciliari, probabilmente, Fede passerà solo alcuni mesi, perché quando la parte rimanente della pena arriverà a 4 anni, potrà chiedere l’affidamento in prova ai servizi sociali. Affidamento che, invece, ha potuto già chiedere Nicole Minetti, condannata anche lei in via definitiva nel ‘Ruby bis’, perché la sua pena di 2 anni e 10 mesi è stata subito sospesa.

Fonte: Ansa