Ruby un anno dopo. Deciso il calendario del processo

Pubblicato il 22 Ottobre 2011 18:49 | Ultimo aggiornamento: 22 Ottobre 2011 18:54

MILANO, 22 OTT – Riposti nell'armadio i vestiti scollati e le mise per le serate in discoteca, ora la si incontra in abiti premaman. E' trascorso ormai un anno da quando e' scoppiato il 'caso Ruby' e lei, la giovane marocchina che e' costata a Berlusconi un rinvio a giudizio per prostituzione minorile e concussione, tra poco dara' alla luce un bimbo.

Il processo invece dove e' parte offesa, sta lentamente decollando: oggi in aula il Tribunale ha proposto un calendario di 21 udienze fino alla fine di maggio. Il 23 novembre, poi, decidera' sui temi di prova, tra cui la citazione di molti ministri, vallette e soubrette e anche delle ragazze 'pentite'. A dicembre o a gennaio potrebbe cominciare lo show.

Avviata l'estate dell'anno scorso nel massimo riserbo, con i colloqui tra pm e Karima El Marough ancora minorenne e con addirittura l'iscrizione dei primi indagati con nomi di copertura, qualche mese dopo, il 26 ottobre, il caso e' scoppiato: dopo uno scoop de 'Il fatto quotidiano' e' salito alla ribalta delle cronache nazionali e internazionali. Karima, da giovane 'sbandata' conosciuta solo dai giudici minorili e dagli operatori delle comunita' protette da cui era in perenne fuga, in un baleno e' diventata, nel bene e nel male, una sorta di 'celebrita''.

Da un lato come 'reginetta' e' stata invitata nei locali notturni di mezza Italia, per qualche breve show, autografi e strette di mano in cambio di discreti compensi e qualche fischio o insulto; dall'altro, come racconta l'inchiesta della Procura di Milano, sarebbe stata una delle 'preferite' del premier durante i presunti festini a luci rosse ad Arcore cui avrebbe partecipato con una trentina o piu' ragazze: modelle, meteorine ed ex starlette, le 'arcorine'. Feste per cui, con un procedimento separato da quello del presidente del Consiglio, di recente sono stati rinviati a giudizio anche Emilio Fede, Lele Mora e il consigliere regionale lombardo Nicole Minetti.

I sospetti della magistratura su quanto sarebbe accaduto nella residenza milanese del premier sono sorti dopo l'ormai nota notte in Questura. Ruby, la sera del 27 giugno 2010, denunciata per un furto da un'amica, era stata trattenuta e 'liberata' in seguito a una telefonata di Berlusconi: aveva invitato i funzionari di polizia – per l'accusa sono state ''pressioni'', per la difesa una mossa per evitare incidenti diplomatici – a rilasciare la giovane in quanto risultava fosse la nipote di Mubarak e, con il parere contrario del pm minorile Annamaria Fiorillo, a consegnarla a Nicole Minetti.

Ma e' stato proprio sulla vita sbandata della bella 'Rubacuori', troppo giovane per avere cosi' tanti soldi in tasca e frequentare alberghi e locali di extralusso, che gli inquirenti si sono concentrati: tra luglio e agosto e' stata sentita 4 volte, quanto e' bastato perche' lei raccontasse, pur negando di aver fatto sesso con il premier, delle serate ad Arcore – dove e' stata almeno otto volte – , delle performance delle ospiti e del bunga-bunga.

E' stata lei a tirare in ballo anche Fede, Mora e Minetti e a parlare delle buste con i soldi, dei regali e degli appartamenti in via Olgettina messi a disposizione per alcune delle ospiti. E' stata lei a spiegare di aver prima mentito al capo del Governo sulla sua eta' e di aver poi detto la verita'.

Da qui gli accertamenti dei pm che hanno portato a dipingere un quadro non molto diverso da quello emerso dalle altre inchieste sulle serate a palazzo Grazioli e a Villa Certosa. In sostanza, quelle a casa di Berlusconi non erano ''cene eleganti'' come ha sempre affermato il premier e come hanno raccontato parecchi testi nelle indagini difensive.

Un anno fa Fede, Minetti e Mora sono finiti indagati e il 21 dicembre anche il premier, che il 14 gennaio si e' visto recapitare un invito a comparire in vista della richiesta di giudizio immediato avanzata dai pm e accolta dal gip.

Ora da piu' di sei mesi e' in corso il processo sul quale pende, pero', una spada di Damocle: la decisione della Cassazione sul conflitto di attribuzione sollevato dalla Camera, e a cui ha aderito il Senato. Il 7 febbraio si terra' la discussione davanti alla Suprema Corte. Solo qualche giorno dopo si sapra' definitivamente se toccava al Tribunale dei ministri o alla magistratura milanese fare indagini e giudicare il premier.