Rudy Guede unico colpevole? I punti oscuri del caso Meredith

Pubblicato il 4 Ottobre 2011 19:50 | Ultimo aggiornamento: 4 Ottobre 2011 19:51

Amanda dopo la sentenza (Foto Lapresse)

PERUGIA – Due assolti, uno condannato definitivamente. La sentenza che ha aperto le porte del carcere a Raffaele Sollecito e Amanda Knox complica ancora di più il quadro dell’omicidio Kercher. Ora che una giuria ha ritenuto troppo labili le prove a carico dei due ragazzi la domanda, finora senza risposta, è: ma allora chi ha ucciso Meredith? Ecco i punti del caso che questa sentenza lascia senza risposta.

Rudy Guede. Due processi distinti hanno riguardato quelli che per la procura perugina sono stati gli assassini di Meredith. Il pubblico ministero Mignini ha sempre dipinto un quadro di un omicidio portato a termine da tre persone. Amanda e Raffaele arrivano in casa a via della Pergola con Rudy. Lui va in bagno (ci sono le tracce nel wc) e i due iniziano ad amoreggiare. Quando Rudy esce dalla toilette tenta un approccio con Meredith. A quel punto l’idea di un rapporto a quattro. La situazione degenera e il trio uccide a coltellate la studentessa. Il colpo mortale, secondo l’accusa, l’avrebbe dato Amanda.

Le prove contro Amanda e Raffaele smontate in Appello. Era stata la difesa dei due imputati a chiedere con forza nuove perizie sui reperti. In particolare sul gancetto del reggiseno di Meredith, sul quale sarebbe stata trovata una traccia di Sollecito, e sul coltello da cucina che Amanda avrebbe usato che dare il colpo mortale a Meredith. Tracce ritenute certe in primo grado tanto che i due ragazzi erano stati condannati a 25 e 26 anni. Ma in Appello i test vengono rifatti. Nuovi periti scoprono tracce troppo labili: il gancetto è stato repertato 46 giorni dopo l’omicidio. Dopo essere stato “dimenticato” sulla scena del delitto e quindi a contatto con polvere, capelli, tracce di altre persone. La presenza del dna di Sollecito è messa fortemente in dubbio. Idem per il coltello, che faceva parte delle posate di Raffaele. La traccia della presunta assassina e della vittima non è evidente. Cade tutto il castello di accuse.

Il clochard Antonio Curatolo. A poche ore dalla sentenza d’appello il clochard ha ripetuto quello che già altre volte aveva detto: ossia di aver visto Amanda e Raffaele la notte dell’omicidio alla fermata dei bus di Perugia, a pochi passi dalla casa del delitto. La sua testimonianza non viene giudicata attendibile perché Curatolo è una sorta di testimone di “professione”, avendo già testimoniato in altri due processi per omicidio. Lui si difende dicendo che vivendo in strada vede quello che a molti è nascosto.

E ora? Ora che l’americana e il suo fidanzato sono stati assolti, come cambia il quadro? Amanda e Raffaele erano davvero a casa dello studente pugliese, come hanno sempre raccontato? Rudy ha ucciso da solo? L’ivoriano è detenuto in carcere dopo essere stato condannato in via definitiva a 16 anni, pena tagliata di un terzo per aver scelto il rito abbreviato. A questo punto potrebbe chiedere la revisione del processo perché la sua condanna risulta ora inconciliabile con la sentenza di ieri. Ma deve aspettare che per i due presunti complici arrivi la sentenza definitiva della Cassazione. La sua difesa potrebbe comunque chiedere la revisione del processo se emergessero nuovo prove in grado di scagionarlo: in questo caso non c’è limite di tempo.