Sabrina e Cosima Misseri in carcere cuciono mascherine

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Maggio 2020 10:19 | Ultimo aggiornamento: 15 Maggio 2020 10:19
Sabrina Misseri, Ansa

Sabrina e Cosima Misseri in carcere cuciono mascherine (foto Ansa)

ROMA – Sabrina Misseri e la madre Cosima in carcere cuciono mascherine anti-Covid.

Madre e figlia – entrambe condannate all’ergastolo per il delitto di Sarah Scazzi avvenuto nell’agosto 2010 ad Avetrana – sono impegnate come sarte e, dalla realizzazione di abbigliamento e corredi per la casa, ora, come ovvio vista la situazione, sono state assegnate al confezionamento di mascherine.

A raccontarlo è il settimanale Oggi.

E gli altri? Cosa fanno in carcere gli altri protagonisti delle storie di cronaca nera?

A mettere in fila le varie storie era stata l’Ansa qualche mese fa.

Alberto Stasi centralinista, Cosima e Sabrina Misseri, come già detto, sarte, Olindo Romano addetto alla cucina, la moglie Rosa Bazzi un po’ lavora il cuoio, un po’ fa l’inserviente. Massimo Bossetti è un tecnico addetto alla riparazione e rigenerazione delle macchine da bar per caffè espresso.

Stasi, responsabile dell’omicidio, a Garlasco (2007), della fidanzata Chiara Poggi, trascorre diverse ore al call center di una nota compagnia telefonica operativo nel carcere di Milano Bollate, Olindo e Rosa, quelli della strage di Erba (2006), sono rispettivamente nelle case di reclusione di Opera e Bollate.

In quest’ultimo carcere è anche Bossetti, condannato per l’omicidio di Yara Gambirasio (2010), inserito in un progetto messo a punto tra una cooperativa fondata da ex detenuti e un’azienda che produce macchine da bar per caffè espresso: quelle non più funzionanti vengono riparate e rigenerate dai detenuti e rimesse sul mercato a prezzi vantaggiosi.

Tra i detenuto “noti” c’è anche chi ha deciso di studiare e chi invece ha scelto di non far nulla. L’ex caporalmaggiore Salvatore Parolisi, condannato per l’omicidio della moglie Melania Rea (2011), ad esempio, ha scelto di frequentare a Bollate uno stage di formazione per essere inserito nello stesso call center nel quale lavora Stasi.

Veronica Panariello, colpevole dell’omicidio del figlio Lorys (2014), frequenta nel carcere di Torino un corso per operatore sociale. Michele Buoninconti, condannato per l’omicidio della moglie Elena Ceste (2014) fa il tutor universitario nel carcere di Alghero: lui fa studi accademici ed è anche figura di sostegno per altri detenuti-studenti. (Fonti: Oggi, Ansa).