Saipem, l’ipotesi dei pm: “Maxi-tangente in Algeria fu pagata in 7 rate”

Pubblicato il 8 Febbraio 2013 15:55 | Ultimo aggiornamento: 8 Febbraio 2013 15:55
Eni-Saipem, l'ipotesi dei pm: "Maxi-tangente in Algeria fu pagata in 7 rate"

L’ad di Eni, Paolo Scaroni (Foto Lapresse)

ROMA – La maxi-tangente di oltre 197 milioni di euro che Saipem avrebbe pagato per aggiudicarsi appalti in Algeria, fu liquidata in 7 rate. Sette flussi di denaro arrivati sui conti della società di Hong Kong Pearl Partners Ltd, da parte della controllata di Eni. E’ quanto scrivono i pm nel decreto di perquisizione firmato dalla Procura di Milano notificato giovedì all’ad di Eni, Paolo Scaroni.

Dall’atto emerge anche che l’ex manager Saipem, Pietro Varone, avrebbe “sponsorizzato” la società considerata “intermediaria”, con una nota per il Cda del 2007.

Nell’atto firmato dai pm di Milano Fabio De Pasquale, Sergio Spadaro e Giordano Baggio si legge, infatti, che in relazione agli otto contratti per le altrettante ”commesse” assegnate a Saipem in Algeria per i due progetti su gas e idrocarburi, al centro dell’inchiesta, sarebbero stati effettuati ”pagamenti” da alcune società del gruppo Eni elencate dettagliatamente nel decreto di perquisizione, tra cui Saipem. I pagamenti erano “a favore” della società di Hong Kong.

Gli inquirenti indicano nel decreto sette flussi di “commissioni” per la Pearl Partners: il più rilevante ammonterebbe ad oltre 77 milioni di euro in relazione al contratto ‘‘LNG GL3Z (Arzew)”, per un totale di oltre 197 milioni di euro, ovvero il presunto “prezzo” della maxi-tangente che sarebbe finita anche ad esponenti del governo algerino. Inoltre, nel decreto si fa riferimento a ‘‘una nota redatta da Varone per il Consiglio di amministrazione del 4 ottobre 2007 di Snamprogetti spa (società incorporata da Saipem nel 2008)”. Nella nota l’ex manager parlava di un agente della società di Hong Kong, il “Sig.Ouraied”, “ben conosciuto nel contesto commerciale dell’Algeria” e che ”conosce il processo di valutazione a aggiudicazione del cliente’‘.

Sotto la lente dei pm ci sarebbero poi anche i rapporti economici tra Varone e l’intermediario della Pearl Partners, Farid Bedjaoui, pure lui indagato in quanto considerato il  presunto “collettore delle mazzette”. Entrambi sono soci di una ”azienda agricola” in Italia. Secondo i pm ci  sarebbero anche ”cointeressenze economiche” tra la moglie separata di Varone, Regina Picano, e l’algerino. Una valigetta è stata sequestrata dagli investigatori lo scorso primo dicembre a una parente di Regina Picano, all’interno della quale gli inquirenti avrebbero trovato documenti interessanti su tali rapporti economici.

L’inchiesta, infatti, punterebbe anche ad accertare se parte dei soldi transitati sui conti della società di Hong Kong, tra la Svizzera, gli Emirati Arabi e Dubai, siano poi anche rientrati in Italia e siano quindi finiti nella disponibilità di altre persone, oltre a faccendieri, funzionari e politici algerini.