Salento, famiglia schiava di internet: autoreclusa in casa per due anni

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 gennaio 2019 15:09 | Ultimo aggiornamento: 21 gennaio 2019 15:09
Salento, famiglia schiava di internet: autoreclusa in casa per due anni

Salento, famiglia schiava di internet: autoreclusa in casa per due anni (foto Ansa)tz

LECCE – Per due anni e mezzo hanno vissuto reclusi nella loro casa, per loro stessa volontà, attaccati al computer, incantati da internet, mangiando solo merendine, biscotti e caramelle. Una famiglia pugliese è stata liberata da questa segregazione volontaria solo dai servizi sociali, che si sono accorti che qualcosa non andava dopo la segnalazione della scuola della più piccola di casa, una bambina di nove anni che andava a scuola, a differenza del fratello di 15 anni che la scuola aveva abbandonato. 

Così in un appartamento del Salento sono stati trovati i quattro componenti della famiglia: il padre di 40 anni, che grazie ad una piccola pensione non aveva bisogno di andare a lavorare, la madre, di 43 anni, e i due figli, appunto, di 15 e i nove anni. 

A far scoprire il caso della famiglia che viveva ormai in un mondo virtuale sono state le condizioni in cui si presentava a scuola la bambina: la sua trascuratezza e la sua scarsa igiene hanno insospettito gli insegnanti che hanno allertato i servizi sociali che ora hanno affidato il nucleo famigliare alle cure degli specialisti.

Il fratello è stato trovato con le piaghe ai piedi, oramai ricoperte di infezioni. Nonostante negli ultimi due anni e mezzo il suo piede fosse cresciuto, continuava a usare le stesse scarpe di due numeri più piccole. Oltre ad una terapia antibiotica è stato necessario un lungo periodo di fisioterapia per rimettere in movimento un corpo ridotto a uno scheletro e anchilosato dall’inattività.

Il ragazzino ha anche rischiato di restare vittima del ‘Blue Whale’, il ‘gioco’ social che coinvolge gli adolescenti in una serie di sfide che li inducono alla depressione, e ad atti di autolesionismo fino a dover sostenere la prova finale che consiste nel suicidio.

Intervenendo sulla drammatica vicenda e ribadendo i “rischi altissimi del web”, l’ordine degli psicologi di Puglia evidenzia “l’elemento di novità di questa storia”, e cioè “il coinvolgimento degli adulti, di entrambi i genitori”. “Forse – evidenzia il presidente degli psicologi pugliesi, Antonio Di Gioia – la spiegazione va cercata nella giovane età della coppia, non quella attuale ma quella in cui hanno dato il via alla vita coniugale”. “Di certo – conclude – a questa famiglia sono mancati punti di riferimento stabili, tali da consentire loro di confondere il reale con il virtuale”.