Caso Sallusti, Malavenda: “Meglio il carcere che le maxi multe”

Pubblicato il 7 ottobre 2012 21:24 | Ultimo aggiornamento: 7 ottobre 2012 21:24
Alessandro Sallusti (LaPresse)

Alessandro Sallusti (LaPresse)

ROMA  –  “Giornalisti? Meglio il carcere che le maxi multe”. L’avvocato Caterina Malavenda lo ha dichiarato in un’intervista al Fatto Quotidiano parlando del “disegno di legge Sallusti“. Secondo la Malavenda è necessario “bilanciare due diritti: la libertà di informazione e la tutela della reputazione dei diffamati”. Un tema, questo, salito alla ribalta nelle cronache dopo la condanna al carcere per Alessandro Sallusti, direttore del Giornale, per l’affaire Dreyfus.

La dichiarazione della Malvenda arriva dopo un esempio pratico:

Mettiamo che io la quereli e lei venga condannata, in sede penale, ad una multa diciamo di 10 mila euro e ad una riparazione pecuniaria minima di 30 mila euro. Se poi lei non fosse incensurata, secondo una delle proposte avanzate, le potrebbe essere comminata anche la interdizione temporanea dalla professione, fino a sei mesi. Poi le faccio causa civile e le chiedo il risarcimento dei danni morali e patrimoniali. E la deferisco anche all’ordine professionale che le infligge una sanzione disciplinare. Forse, tutto considerato e non è una provocazione, meglio qualche mese al fresco.”

Ma prima va spiegato il sistema delle sanzioni:

“La multa, la sola sanzione penale che rimarrebbe in vigore, può arrivare fino a 50 mila euro. La diffamazione a mezzo stampa aggravata, secondo la norma in corso di approvazione, è punita con la multa non inferiore a 5mila euro. Mancando un tetto massimo, in teoria il giudice potrebbe infliggere una pena assai elevata. Inoltre per lo stesso reato, a richiesta, può liquidare il danno in misura discrezionale e la riparazione pecuniaria, una pena patrimoniale aggiuntiva, oggi liberamente quantificabile, tenuto conto della gravità dell’offesa e della diffusione del periodico. Nel disegno di legge in discussione, invece, non potrà essere inferiore a 30mila euro. Allora, se è vero che i giornalisti non rischierebbero più il carcere, siamo proprio sicuri che i rischi patrimoniali non costituiscano un limite altrettanto serio per la libertà di stampa?”

La materia è vasta e complessa, ancora molto strada è da fare e la Malavenda spiega al Fatto:

“Auspico un intervento sulla responsabilità praticamente oggettiva del direttore sull’intero contenuto del suo giornale, compresi gli articoli firmati. Sarebbe opportuno prevedere l’obbligo di controllo, penalmente sanzionato, solo su quelli non firmati o il cui autore non sia identificabile, lasciando all’autore noto la responsabilità esclusiva su quel che scrive”.