Saluto romano va ancora vietato. La Cassazione ribadisce: “E’ necessario”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 settembre 2014 19:31 | Ultimo aggiornamento: 12 settembre 2014 19:31
Saluto romano va ancora vietato. La Cassazione ribadisce: "E' necessario"

Paolo Di Canio fa il saluto romano alla curva

ROMA – Resti vietato il saluto romano. Lo stabilisce la Cassazione, secondo la quale ancora oggi persiste il rischio di rigurgiti antidemocratici, come dimostrano i recenti episodi avvenuti in tutta Europa. Per i supremi giudici non sono ancora maturi i tempi per lasciarsi alle spalle la legge Scelba del 1952 che vieta la ricostituzione del partito fascista e proibisce i relativi gesti cari a Mussolini, come il saluto romano e l’urlo “presente”. Divieti riportati anche nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione del 2000 scritta a tutela dei “valori fondanti” della Ue.

Per questo la Cassazione ha confermato la condanna di due simpatizzanti di Casapound che a un raduno neofascista avevano salutato a braccio teso urlando presente. I giudici della Prima sezione penale della Suprema Corte scrivono:

“nulla autorizza a ritenere che il decorso di ormai molti anni dall’entrata in vigore della Costituzione renda scarsamente attuale il rischio di ricostituzione di organismi politico-ideologici aventi comune patrimonio ideale con il disciolto partito fascista o altre formazioni politiche analoghe”.

“L’esigenza di tutela delle istituzioni democratiche non risulta, infatti, erosa dal decorso del tempo e frequenti risultano gli episodi ove sono riconoscibili rigurgiti di intolleranza ai valori dialettici della democrazia e al rispetto dei diritti delle minoranze etniche o religiose”

Con questa risposta, gli ermellini hanno respinto la tesi degli imputati – Andrea B., con precedenti, e Mirko G. – che sostenevano l’assenza di “lesività” dei comportamenti da loro tenuti e la necessità di depenalizzare i retaggi del reato di opinione per via del “mutato clima politico” e delle norme internazionali sulla libera manifestazione delle opinioni.

I giudici hanno perciò confermato il verdetto di Appello del 31 maggio 2012 che aveva a sua volta convalidato la decisione di primo grado del Tribunale di Bolzano del 26 aprile 2011 emessa con rito abbreviato.

Il raduno neofascista si era svolto a Bolzano il dieci febbraio 2009 in memoria delle vittime delle foibe. Ad Andrea B. sono stati inflitti due mesi di reclusione e 300 euro di multa, a Mirko G. venti giorni di reclusione e 140 euro di multa, pena sostituita con complessivi 760 euro di multa.