Salva Ilva, un decreto da 2 miliardi. Probabile richiesta di fiducia

di Maria Gabriella Giannice (ANSA)
Pubblicato il 14 febbraio 2015 6:02 | Ultimo aggiornamento: 13 febbraio 2015 23:06
Salva Ilva, un decreto da 2 miliardi. Probabile richiesta di fiducia

Salva Ilva, un decreto da 2 miliardi. Probabile richiesta di fiducia

(ANSA) – ROMA – Oltre 2 miliardi di euro. E’ questa la dote sulla quale potrà contare l’Ilva in amministrazione straordinaria non appena il Parlamento convertirà in legge il decreto ‘Salva-Ilva‘. Il termine scade il 6 marzo, ma non sarebbe escluso, magari ricorrendo alla fiducia, che si possa anche fare prima.”Nelle prossime settimane” l’Ilva “avrà grande liquidità e sarà in grado di pagare immediatamente i fornitori”, ha annunciato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio uscendo da Palazzo Chigi.

Si è cominciato verso le 12 (di venerdì 13, ndr) con un vertice di Governo al quale hanno partecipato, oltre a Matteo Renzi e a Delrio, il ministro dello sviluppo economico Federica Guidi, il viceministro Claudio De Vincenti, il sottosegretario Teresa Bellanova, i commissari straordinari dell’Ilva e i vertici di Cassa Depositi Prestiti. Proprio da Cdp arriverà parte della dote dell’Ilva. Grazie ad un emendamento del governo, che fa salvo i vincoli di statuto imposti all’ente, Cdp potrà infatti finanziare l’Ilva con prestiti, garantiti dallo Stato, fino a 400 milioni di euro. A questi soldi vanno ad aggiungersi le linee di credito riattivate dalle banche creditrici di Ilva. Intesa Sanpaolo metterà a disposizioni fidi per 200 milioni ai quali vanno ad aggiungersi i 60 milioni messi a disposizione da Unicredit.

Sempre grazie ad un altro emendamento del governo, corretto da un passaggio alla commissione Bilancio, saranno sbloccati anche i 156 milioni di Fintecna. Infine, ciliegina sulla torta, grazie all’emendamento scritto da Massimo Mucchetti su indicazioni del procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco, e poi ripresentato dal Governo, dovrebbero arrivare a brevissimo anche il miliardo e quasi 300 milioni di euro dei soldi sequestrati ai Riva e ancora tenuti in Svizzera. Un fiume di denaro che, secondo una fonte, potrebbe arrivare già all’approvazione del decreto in Senato. La giornata dell’Ilva ha avuto un seguito importante nel pomeriggio quando i lavoratori e le imprese dell’autotrasporto, che da settimane protestano a Taranto, sono arrivati a Roma per manifestare davanti a Montecitorio.

Le loro voci arrivavano distinte nelle sale di palazzo Chigi dove, nel frattempo, Renzi teneva la seconda riunione sul Siderurgico con i rappresentanti degli enti locali, i sindacati e Confindustria Taranto. “Abbiamo constatato la tangibile attenzione e impegno da parte del governo”, ha detto il sindaco di Taranto Ipazio Stefàno uscendo dalla riunione.

“L’autotrasporto è stato considerato un servizio importante e i pagamenti riprenderanno non appena il decreto sarà legge”. A Palazzo Chigi sono stati infatti messi a punto alcuni emendamenti a favore dell’indotto e dell’autotrasporto che il Governo presenterà martedì prossimo in commissione. L’ipotesi è quella di rendere prededucibili i crediti pregressi di fornitori e autotrasportatori, è poi già previsto un emendamento che rafforza a 30 milioni di euro il fondo di garanzia per le pmi a tutela dei crediti futuri mentre sembra ormai acquisito che la maggior parte delle imprese appaltatrici dell’Ilva saranno considerate creditori strategici..