Vietti e Cota citano Sfrecola: metà della corruzione europea è in Italia

Pubblicato il 12 Marzo 2012 17:41 | Ultimo aggiornamento: 12 Marzo 2012 17:41

TORINO – “La corruzione è un fenomeno che nel nostro Paese desta grave preoccupazione, il giro d’affari legato alla corruzione ammonta a circa 60 miliardi, la metà dell’intero suo valore europeo”. Lo ha sottolineato il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, citando un passaggio della relazione di Salvatore Sfrecola, presidente della Corte dei Conti piemontese, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2012 a Torino. “Questo – ha spiegato Vietti – rende assolutamente urgente che il Parlamento provveda a dare attuazione alla Convenzione di Merida, a istituire un’autorità indipendente per il monitoraggio della corruzione, ad adeguare le fattispecie di reato corruttivo e ad adeguare conseguentemente i tempi della prescrizione, perché – ha rilevato – l’Europa ci ha messo in mora su questo argomento”. Secondo Vietti i dati illustrati dal presidente Sfrecola “dimostrano che il Piemonte non è esente da questo fenomeno che, non solo sottrae fondi all’erario, ma soprattutto falsa la leale concorrenza tra il sistema delle imprese e quindi – ha concluso – è una perturbazione del mercato”.

Nel suo intervento, Vietti ha parlato anche della necessità di rafforzare la collaborazione, già peraltro esistente, tra magistratura ordinaria e magistratura contabile. Troppo poche – secondo Vietti – le denunce per i danni erariali e troppo ”quelle che si vengono a sapere tramite gli organi di stampa”.

Sul fronte della riduzione degli sprechi negli enti pubblici ”Si può e si deve fare ancora molto”. Lo ha detto Roberto Cota, governatore del Piemonte, condividendo l’appello fatto dal presidente della Corte dei Conti piemontese, Salvatore Sfrecola, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2012. ”Abbiamo il dovere – ha aggiunto – di far funzionare al meglio i servizi con le risorse che abbiamo. Ovviamente c’e’ il grosso problema della riduzione dei trasferimenti da Roma: anche questo centralismo che ha messo in campo in maniera pesante il governo Monti rende molto difficile, se non impossibile in alcune situazioni, l’esercizio di funzioni fondamentali”.