Liberi Samuele Piccolo (Pdl) e il padre, il fratello Massimiliano ai domiciliari

Pubblicato il 14 settembre 2012 20:37 | Ultimo aggiornamento: 14 settembre 2012 20:49
samuele piccolo

Samuele Piccolo

ROMA – E’ tornato libero l’ex vice presidente del Consiglio comunale di Roma Samuele Piccolo (Pdl), arrestato a luglio con l’accusa di associazione a delinquere, reati fiscali e finanziamento illecito ai partiti nella gestione di decine di cooperative. Accuse per le quali si era dimesso dall’incarico. Il Gip di Roma ha accolto l’istanza dei suoi difensori – Luca Petrucci e Renato Archidiacono – e ha revocato gli arresti domiciliari per Piccolo così come per il padre Raffaele e per altre quattro persone. Lo riporta l’Ansa.

Il fratello maggiore Massimiliano, spiega l’Ansa, lascerà invece il carcere di Rebibbia per andare agli arresti domiciliari. Il Gip Filippo Steidl ha disposto l’obbligo di firma sia per Samuele che per Raffaele Piccolo. I pm Paolo Ielo, Barbara Sargenti e Mario Palazzi avevano dato alcuni giorni fa parere favorevole a un’attenuazione delle misure cautelari, a patto che la famiglia restituisse una parte delle somme che si pensa abbiano evaso al fisco. Secondo i calcoli della Procura queste somme oscillerebbero tra i 60 e i 100 milioni di euro.

Samuele Piccolo, 30 anni, recordman di preferenze (12 mila) alle elezioni del 2008, era stato arrestato il 13 luglio scorso. Il suo caso aveva scosso il Campidoglio e il Pdl, due mesi prima della vicenda dell’ex capogruppo alla Regione Franco Fiorito. Il vicepresidente del Consiglio comunale aveva detto durante l’interrogatorio di garanzia di non sapere da dove venissero i soldi per la sua campagna elettorale: sarebbe stato, avrebbe raccontato Samuele, il fratello Massimiliano a dargli 5 mila euro al mese. Secondo gli inquirenti il fratello maggiore sarebbe stato ”capo, organizzatore e promotore” dell’associazione a delinquere e per questo venne arrestato. La famiglia Piccolo gestiva una sessantina di cooperative e secondo la Procura avrebbe messo in piedi un’evasione fiscale da decine di milioni di euro. Anche il padre durante un interrogatorio aveva addossato tutte le responsabilità al figlio più grande, che ai magistrati avrebbe infatti detto di aver fatto tutto da solo.