San Raffaele: trovato l’archivio segreto di Mario Cal

Pubblicato il 5 Agosto 2011 13:32 | Ultimo aggiornamento: 5 Agosto 2011 13:32

MILANO – L’archivio segreto di Mario Cal, morto suicida il 18 luglio scorso,  è stato trovato nella cantina di una villetta a Bernareggio, in provincia di Monza. Si tratta di 12 scatoloni in cui gli inquirenti sperano di trovare le prove degli illeciti che hanno portato il San Raffaele sull’orlo del fallimento, con debiti per 1 miliardo di euro. Cal si occupava della gestione diretta degli affari dell’ospedale in qualità di vicepresidente, dunque tra le carte rinvenute si cerca il tesoro scomparso e i nomi dei coinvolti, che diverranno eventuali nuovi indagati.

Intanto Mario Valsecchi, direttore finanziario sentito più volte dai pm in qualità di testimone, è stato iscritto nel registro degli indagati per falso in bilancio e false scritture contabili. Una delle questioni che Valsecchi dovrà chiarire riguarda le relazioni sugli appalti tra la Fondazione Monte Tabor, una holding del San Raffaele, e la Metodo Costruzioni, proprietà di Pierino Zammarchi, ex socio di don Luigi Verzé nella Edilraf e sotto indagine per le modalità con cui è uscito dalla società.

Nono sorprende che l’archivio cartaceo raccolto da Cal sia ben ordinato, forse dimostrazione del tentativo di Cal di costruirsi una difesa nello scandalo che stava prendendo piede, in cui gli ex soci e amici lo avrebbero abbandonato. Tra le carte spuntano le foto dei faldoni dell’ufficio riguardanti l’intestazione di alcune società del gruppo, tra cui quella di Airviaggi, la società che risulta titolare del jet acquistato in Nuova Zelanda.

Se i soldi sono da cercare all’estero, il buco è nato in Italia secondo Renato Botti, superconsulente del San Raffaele allontanato da don Verzé ed ora nominato insieme a Enrico Bondi hanno il compito di risanare il bilancio del San Raffaele. In un’intervista rilasciata a Repubblica Botti ha spiegato che “il buco, come lo chiamate voi, è nato in Italia. E’ inutile andarlo a cercare altrove. Le piantagioni e l’aereo fanno colore, ma i veri errori sono altri”, per poi sottolineare come un buco così eclatante sia il frutto di errori “commessi in via Olgettina. Il peso degli investimenti nel Dibit2 e nell’impianto di produzione di energia elettrica è stato straordinario”.