Sandra Pelosi, disabile, si taglia le vene in tribunale: la sua casa era all’asta per insolvenza

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 dicembre 2017 12:41 | Ultimo aggiornamento: 5 dicembre 2017 12:41
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Sandra Pelosi, disabile, si taglia le vene in tribunale: la sua casa era all’asta per insolvenza

SIENA – Ha tentato il suicidio tagliandosi le vene al tribunale civile di Siena al momento in cui è giunta un’offerta di acquisto per la sua casa finita all’asta giudiziaria per l’insolvenza di un mutuo. A compiere il gesto Sandra Pelosi, una donna disabile dopo un incidente sul lavoro nel 2010 che gli avrebbe anche compromesso la capacità di pagare il mutuo da 500 mila euro contratto con una banca per la sua attività lavorativa. La donna è stata immediatamente soccorsa e trasportata al pronto soccorso dell’ospedale di Siena, non è in pericolo di vita.

Come riporta Il Corriere di Siena, secondo le prime testimonianze, nel momento in cui è stata annunciata la prima offerta di acquisto dell’immobile, la signora Pelosi ha tentato di togliersi la vita. Fuori dal tribunale civile è in corso sin da questa mattina una manifestazione di protesta di CasaPound, Casaggì, Lega Nord e Comitato Amici di Sandra Pelosi a difesa della imprenditrice che, dal 2010, dopo un tragico incidente, ha iniziato un lungo calvario, a seguito di una diagnosi terribile che, ovviamente, ne ha compromesso la normale esistenza.

Intorno alle 11.30 è stata confermata la vendita all’asta dell’abitazione di Sandra Pelosi nonostante gli appelli, giunti anche dai canali Mediaset, a non presentare offerte per lasciare la casa alla donna senese che da 7 anni sta vivendo una drammatica odissea e  che, proprio a causa dell’incidente, si è vista dalla banca di fiducia modificare il mutuo e tutte le posizioni aziendali ipotecando l’unico bene immobile di sua proprietà. Oggi quella casa in cui risiede nel centro storico di Siena è stata venduta all’asta dopo che anche l’Assicurazione con la quale pensava di proteggersi si è rifiuta di pagarle il risarcimento dell’incidente del 2010.

“Abbiamo seguito tutta la normativa prevista dall’ordinamento, di più non possiamo esprimerci” affermano dal Tribunale di Siena.

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