Sandro Orlandi travolto e ucciso. Pirata condannato: “Vide corpo e fuggì, non è umano”

di redazione Blitz
Pubblicato il 26 giugno 2018 20:08 | Ultimo aggiornamento: 26 giugno 2018 20:08
Sandro Orlandi travolto e ucciso. Pirata condannato: "Vide corpo e fuggì, non è umano"

Sandro Orlandi travolto e ucciso. Pirata condannato: “Vide corpo e fuggì, non è umano”

MILANO – Dopo aver travolto un pedone, senza “la minima frenata”, si fermò e guardò il corpo a terra, prima di risalire in auto e scappare “a velocità elevata”. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Per questo il gup di Milano Natalia Imarisio ha condannato A. G., milanese di 45 anni, a sei anni e sei mesi di carcere, con la revoca a vita della patente. L’uomo era alla guida di un suv che lo scorso gennaio travolse e uccise Sandro Orlandi, pensionato di 88 anni al quale non aveva prestato nemmeno soccorso.

Nelle motivazioni il giudice si esprime con parole severissime contro l’automobilista, parlando di “principio di basilare umanità che una persona gravemente ferita va soccorsa”. L’uomo, che guidava ubriaco, con la patente già sospesa e la macchina non assicurata, era stato arrestato qualche ora dopo l’investimento dagli agenti della Polizia locale, coordinati dal pm Francesco De Tommasi, ed è stato condannato con rito abbreviato.

Soddisfazione per la “pena alta, ma soprattutto per la sanzione accessoria della revoca della patente a vita”, il cosiddetto ergastolo della patente, è stata espressa dall’avvocato Domenico Musicco, legale del figlio della vittima e presidente della Associazione vittime incidenti stradali, sul lavoro e malasanità.

“Una sentenza storica che mostra come la nuova legge sull’omicidio stradale funzioni”, ha aggiunto il legale. Non si può “ragionevolmente sostenere”, scrive il giudice, che l’automobilista “non si sia accorto del corpo del povero Orlandi riverso a terra”, anzi “è pacificamente sceso dall’auto”, ha “osservato”, come raccontato da un testimone, il corpo ed è “risalito in auto e si è dato alla fuga”. E quindi l’imputato ha avuto anche “la lucidità psicofisica” per cercare di “conseguire l’impunità”.