Sanità, ticket alti e attese infinite: per le visite mediche fuga dal pubblico

Pubblicato il 4 Giugno 2013 18:23 | Ultimo aggiornamento: 4 Giugno 2013 18:23

ospedaleROMA – Gli effetti della spending review, dei piani di rientro e di tagli vari degli ultimi anni si fanno sentire sulla sanità pubblica. Chi può, spiega l’ultimo rapporto del Censis, si rifugia nel servizio privato, magari grazie a un fondo integrativo, mentre gli altri fanno i conti con ticket sempre più alti e liste d’attesa, o addirittura rinunciano alle cure. La fuga verso il privato vale ormai per 12,2 milioni di persone, e la ragione principale riportata dagli intervistati è la lunghezza delle liste d’attesa (per il 61,6%) oltre alla convinzione che ‘se paghi vieni trattato meglio’ (per il 18%). Ha un peso notevole anche la constatazione, fatta dal 27% del campione, che il costo del ticket porta le prestazioni ad avere un prezzo simile tra pubblico e privato.

La notazione vale ancora di più nelle regioni con piano di rientro, e quindi ticket più alti, dove la percentuale sale al 37%. La fuga verso il privato riguarda soprattutto l’odontoiatria (90%), le visite ginecologiche (57%) e le prestazioni di riabilitazione (36%), anche se il 69% delle persone che hanno effettuato prestazioni sanitarie private reputa alto il prezzo pagato e il 73% ritiene elevato il costo dell’intramoenia. ”Il 56% dei cittadini – si legge nel rapporto – ritiene troppo alto il ticket pagato su alcune prestazioni sanitarie, mentre il 41% lo reputa giusto”.

I ticket elevati riguardano le visite ortopediche (53%), l’ecografia dell’addome (52%), le visite ginecologiche (49%) e la colonscopia (45%). Oltre a chi non può rivolgersi al privato e si rassegna alle liste d’attesa, ricorda sempre il Censis, c’è chi non può proprio permettersi neanche i ticket pubblici. Nove milioni di persone, aveva scoperto un’altra ricerca dell’istituto, decidono di non curarsi o preferiscono rimandare visite ed esami all’anno successivo, e fra questi ci sono due milioni di anziani. In queste condizioni per più di qualche italiano comincia a diventare allettante la possibilità di un fondo integrativo che aiuti ad affrontare le spese sanitarie, che già hanno 6 milioni di italiani. La percentuale di chi sarebbe disposto a investire 600 euro all’anno è del 20%, spiega il documento, che sale tra le famiglie con figli (23,4%), disposte anche a versare di più, in media 670 euro all’anno. Gli intervistati vorrebbero che offrisse una copertura soprattutto per le visite specialistiche e la diagnostica ordinaria (52%), le cure dentarie (43%) e i farmaci (23%).