Santhià, parroco Don Gian Paolo Turati: “Me ne vado, anzi no”. Scontro con vescovo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Giugno 2015 9:28 | Ultimo aggiornamento: 15 Giugno 2015 9:28
Santhià, parroco Don Gian Paolo Turati: "Me ne vado, anzi no". Scontro con vescovo

Santhià, parroco Don Gian Paolo Turati: “Me ne vado, anzi no”. Scontro con vescovo

VERCELLI – Me ne vado, anzi no, resto. A Santhià, paese di 9mila anime in provincia di Vercelli, il parroco Don Gian Paolo Turati è al centro di un piccolo grande caso diplomatico. Un caso che lui stesso ha costruito annunciando prima il suo addio alla parrocchia per motivi di salute e poi cambiando idea, fuori tempo massimo, quando il suo sostituto era già stato nominato dal vescovo.

Don Gian Paolo a Santhià è parroco da 9 anni. Chi lo conosce, raccontano per La Stampa Alessandro Ballesio e Valentina Roberto, lo descrive come uno “poco accomodante” ma allo stesso tempo come un religioso attivo, di quelli carismatici, che si fa ben volere e seguire dalla gente. L’intreccio inizia nel giorno del Corpus Domini: il parroco celebra messa e poi annuncia che non se la sente più e presto lascerà l’incarico. Al vescovo non resta che prenderne atto e preparare la successione. La chiesa non può rimanere senza parroco quindi si fissa data (30 giugno) e sostituto (don Stefano Bedello). Per don Gian Paolo è pronto un nuovo incarico meno faticoso: canonico della cattedrale di Vercelli.

Tutto fatto? Assolutamente no. Perché nel giro di qualche settimana il parroco cambia idea. La gente piange alla notizia del suo addio, racconta. Quindi quando al passaggio di consegne mancano solo pochi giorni a messa annuncia la buona novella: non me ne vado più, resto parroco.

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Non è la soluzione. E’ un problema. Per il vescovo che ha già deciso tutto e a cui comunque spetta l’ultima parola sul trasferimento. C’è un nuovo parroco già destinato da una parte e c’è una comunità dall’altra che mal potrebbe digerire lo spostamento di un parroco che ora vuole restare. Che fare? Per ora il vescovo tace. Riflette. Il parroco ancora in carica è decisissimo nel suo nuovo proposito e a La Stampa spiega:

«Penso che non ci sia nulla di male a ripensarci – spiega don Gian Paolo – in fondo non avevo ancora ufficializzato la mia rinuncia ed essendo il mio incarico senza alcuna scadenza, penso che rimarrò finché la gente lo vorrà».