Sara, la mamma di Pontida, e la raccolta fondi (bloccata) per Alessio Feniello

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Febbraio 2020 11:31 | Ultimo aggiornamento: 13 Febbraio 2020 11:31
Sara De Ceglia, mamma di Pontida (della piccola Greta) e la raccolta fondi su Alessio Feniello

Sara De Ceglia, mamma di Pontida e la raccolta fondi su Alessio Feniello (nella foto Ansa, Salvini con la piccola Greta a Pontida)

ROMA – Sara De Ceglia, presidente di #BambiniStrappati e divenuta nota per essere salita sul palco di Pontida insieme al leader della Lega Matteo Salvini per raccontare la storia di sua figlia Greta, è stata intervistata da Matteo Torrioli su Radio Cusano TV Italia (canale 264 del digitale terrestre). Sara torna sulla decisione di far salire la figlia sul palco leghista (decisione che non rinnega, anzi) e parla del battibecco con i genitori di Alessio Feniello, una delle vittime del Rigopiano.

Il ritorno a casa di Greta. 

“Mia figlia si è liberata da quello che era un vero e proprio sequestro. Abbiamo fatto delle considerazioni con dei legali visto che mancava tutta la prassi che i servizi sociali avrebbero dovuto mettere in atto. Si presentarono a scuola dopo un anno di silenzio per prelevarla. Dopo un anno e mezzo Greta è tornata a casa. È stata un’agonia quella che abbiamo vissuto. Ci sono ancora tante altre storie come questa”.

Sara De Ceglia e il palco di Pontida insieme a Salvini.

“Ancora oggi mi chiamano “la mamma di Pontida”, sotto certi aspetti ne sono orgogliosa. Sono consapevole che può essere un gesto forte, anche quello di far salire Greta sul palco. Lì è stata una festa per la sua liberazione. Quel gesto, grazie alla Lega e a Salvini, serviva per scoperchiare il vaso di Pandora perché Bibbiano c’è in tutta Italia. La gogna mediatica, purtroppo, non ci ha risparmiato nulla”.

Primo Natale con Greta dopo la separazione. 

“Questo Natale è stata la giornata più della mia vita. Non si riesce a rimanere lucidi senza tirare fuori le emozioni. La prima notte con lei a casa è stata qualcosa da non credere. Spero che tanti genitori, nonne, parenti e padri separati, tutta la cerchia della famiglia possano tornare ad abbracciare i propri figli e nipoti, questo scempio deve finire”.

Giorni fa Sara De Ceglia si è imbattuta nella vicenda di Alessio Feniello, papà di Stefano vittima della valanga di Rigopiano. Feniello è stato multato per aver deposto, senza autorizzazione, dei fiori sul luogo dove il figlio ha perso la vita.

Sara De Ceglia, colpita da questa storia, ha deciso di far partire una raccolta fondi: “Un gesto da parte nostra per risollevrasi. Mi rendo conto, anche sulla base della mia storia, le spese legali e morali che una persona deve sostenere in questi casi. Senza chiedere, perchè non lo conoscevo, ho lanciato una raccolta fondi a suo favore. Nel frattempo sono stata raggiunta da una serie di accuse sui social che mi tacciavano di speculazione sul dolore altrui. Non sono di certo la persona che specula sul dolore degli altri.

Il gesto non è stato apprezzato e sono stata vittima di una gogna mediatica, di cyberbullismo. Sui social ho una serie di messaggi privati di tantissime persone che mi fanno i complimenti o mi insultano per Pontida. Tra tutti questi messaggi c’era anche un messaggio del signor Feniello che mi chiedeva spiegazioni sulla raccolta fondi. Intanto Feniello aveva condiviso una mia diretta facebook di sfogo nella quale stavo rispondendo esausta alle calunnie che ogni giorno devo subire sui social. Gli scrissi che volevo semplicemente sostenerlo ma notando che il gesto non era stato apprezzato ho deciso di bloccare la raccolta fondi”.

Alcuni attacchi però non sono cessati. 

“Nonostante ciò il signor Feniello ha continuato una specie di guerra mediatica, esprimendo calunnie nei miei confronti, insieme ad altri personaggi “concorrenti”. Parlo di altri genitori, con una storia pressappoco simile alla mia, magari incastrati in un dolore che non lascia spazio alla ragione. Come associazione abbiamo provato ad aiutarli. Alcuni fanno parte di quell’eccezione che non conferma la regola, ovvero che gli affidi siano tutti illeciti. Ci sono genitori che hanno perso sia la capacità genitoriale che di discernimento e diventano veri e propri diffamatori.

Le accuse più pesanti sono quelle che colpiscono la mia bambina. Alcuni vorrebbero sapere cosa avrei fatto con Salvini per far liberare mia figlia mentre Salvini l’ho conosciuto una settimana dopo che mia figlia è tornata a casa. Ogni offesa ed accusa sui social è ignobile. Alle persone che si sono accaniti sulla mia bambina va tutto il mio biasimo. Io faccio un piccolo appello. Quando il dolore genera odio vuol dire che è andato a colpire una natura deprecabile. Non credo che ricevere l’odio che sto ricevendo io possa essere una forma di umanità”. (Fonte Radio Cusano Campus).