Sara Di Pietrantonio, Vincenzo Paduano al processo d’appello: “Sono un mostro”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 maggio 2018 12:33 | Ultimo aggiornamento: 8 maggio 2018 13:05
Sara Di Pietrantonio, Vincenzo Paduano al processo d'appello: "Sono un mostro"

Sara Di Pietrantonio, Vincenzo Paduano al processo d’appello: “Sono un mostro”

ROMA  – “Mi vergogno profondamente di quello che ho fatto. Mi sono macchiato della peggiore azione che un uomo possa fare e per questo mi definisco un mostro”: a parlare è Vincenzo Paduano, ex guardia giurata di 28 anni, che il 28 maggio del 2016 a Roma strangolò e diede alle fiamme la sua ex fidanzata Sara Di Pietrantonio nei pressi del quartiere Magliana. Paduano ha reso dichiarazioni spontanee al processo di appello che è iniziato oggi, martedì 8 maggio.

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In primo grado l’uomo era stato condannato all’ergastolo per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi, stalking, distruzione di cadavere, danneggiamento e incendio dell’automobile a bordo della quale viaggiava Sara Di Pietrantonio. “Sono passati quasi due anni e anche io non posso darmi pace – ha detto Paduano – mi sono macchiato della peggiore azione che un uomo possa fare e per questo mi definisco un mostro”.

L’uomo ha continuato dicendo che più volte ha cercato di “dare un senso a un gesto che un senso non ha. Vorrei poter dare risposte precise a tutti, anche a me stesso, ma di quella notte non mi rimangono ricordi”.

Paduano si è detto certo della sua responsabilità “per aver spezzato la vita di Sara, ed è una consapevolezza che mi poterò nella vita sempre”. La conclusione è stata dettata dalla richiesta di scuse a Sara e alla sua famiglia, ma anche dalle “enormi sofferenze che sta passando anche la mia famiglia; non meritavano di finire in tanto dolore”.

Per la pubblica accusa, comunque, non ci sono dubbi: “Paduano ha strangolato Sara per cinque minuti, avrebbe potuto recedere, ma non l’ha fatto. L’ha strangolata e poi bruciata, e la sua condotta non è compatibile con la concessione delle attenuanti generiche”. Per questo, secondo l’accusa, merita la conferma in appello della condanna all‘ergastolo.

È durata quasi tre ore la requisitoria del pubblico ministero Maria Gabriella Fazi, che ha affiancato il procuratore generale Francesco Piantoni. “Che quella notte ci sia stata un’accesa discussione è provato – ha detto il Pm Fazi – Da sms si capisce la sudditanza di Sara nei confronti di Paduano. Pretendeva di essere informato del suo nuovo rapporto amoroso. Ma lei voleva vivere il suo nuovo amore senza ostacoli. E lui in un sms le scrive: ti farò soffrire come tu stai facendo soffrire me”. Per l’accusa questa vicenda, “nulla ha a che fare con la gelosia, non è stata gelosia, ma la perdita del potere di dominio, il rifiuto di Sara di soggiacere alla volontà di Paduano”. Un’azione programmata, quella che l’imputato-condannato ha fatto.