Sarah Scazzi, il presidente dell’Agcom Calabrò: “La tv non può sovrapporsi alla giustizia”

Pubblicato il 6 novembre 2010 19:46 | Ultimo aggiornamento: 6 novembre 2010 20:03

”Ci sono situazioni in cui la televisione rischia seriamente di sovrapporsi alla funzione della giustizia”. Lo ha detto, nel corso di una conferenza a Reggio Calabria sul tema ”Informazione e disinformazione”, il presidente dell’Autorita’ per le garanzie nelle comunicazioni, Corrado Calabro’, riferendosi al delitto di Sarah Scazzi.

”Programmi televisivi di grande appeal – ha aggiunto Calabrò – tendono a trasmettere in forma spettacolare vere e proprie ricostruzioni di vicende giudiziarie in corso, impossessandosi di schemi, riti e tesi tipicamente processuali che vengono riprodotti con tempi, modalità e linguaggio propri del mezzo televisivo. Sul delitto di Avetrana si è creato un ennesimo esempio di televisione del dolore e di voyeurismo macabro in cui si è assistito alla diffusione di indiscrezioni, inclusa la registrazione audio degli interrogatori resi dagli imputati”.

”Vengono fatte illazioni – ha aggiunto Corrado Calabrò – che pongono sotto nuovi aspetti non solo il problema della tutela della dignità umana, ma anche quello della protezione dei minori”.

Secondo il presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ”si è creato così un ‘foro mediatico’ alternativo alla sede naturale del processo in cui si assiste a una specie di rappresentazione paraprocessuale che tende a pervenire, con l’immediatezza propria della comunicazione televisiva, ad una sorta di convincimento pubblico, in apparenza degno di fede, sulla fondatezza o meno di una certa ipotesi accusatoria”.

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