Sarah Scazzi: il mistero della cintura di zio Michele, l’arma dirà chi è il vero killer

Pubblicato il 25 Novembre 2010 19:34 | Ultimo aggiornamento: 25 Novembre 2010 19:34

Delle 49 cinture sequestrate in casa Misseri quale è stata utilizzata per uccidere Sarah Scazzi? La risposta a questa domanda potrebbe far capire agli inquirenti chi ha uccisi veramente, zio Michele o la figlia Sabrina. Finora Michele Misseri aveva sempre detto che la cintura utilizzata per l’omicidio era “verdina” ma gli investigatori hanno scoperto una cinta nera la cui fibia è perfettamente compatibile con i segni lasciati sul collo di Sarah.

Solo l’esame del Dna darà la certezza assoluta ma la coincidenza della fibia ha aperto una nuova pista nelle indagini. Possibile che Michele Misseri non ricordi il colore della cinta? Cerca forse di tornare a proteggere Sabrina? E’ stata la ragazza ad utilizzare la cinta?

Non sarebbe però questa l’unica contraddizione in cui Misseri è inciampato. Michele parla e racconta sicuro solo quando spiega agli inquirenti gli episodi che realmente lo hanno visto protagonista, come le fasi dettagliate dell’occultamento del cadavere di Sarah. Per il resto tentenna, o si confonde e non risponde. A proposito del coinvolgimento nella vicenda della moglie Cosima, Misseri ha sempre mantenuto una linea ferma e decisa tagliando fuori dalle scene la consorte.

L’altra sera, al culmine dell’incidente probatorio in carcere, il gip Rosati gli chiede: “Michè, ma possibile che per 40 giorni in tutte le case d’Italia si parlava della vicenda di Sarah e proprio a casa sua non ne discutevate mai? Ci pensi bene…”. Michele non risponde, si porta la mano alla bocca, come per coprirsi e poi si sfrega le labbra. Mente Michele? Protegge Cosima, oppure chi?

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Dall’incidente probatorio sarebbe emerso anche un altro dettaglio. Quando Misseri trovò il corpo della nipote Sarah in garage, Sabrina gli avrebbe detto: “Papà, ti aiuto?”. E il padre le avrebbe risposto “No, vattene faccio tutto da solo”. Ai giudici poi dirà: “Volevo caricarmi io tutta la colpa…”.