I Pm: “Sabrina strozzò Sarah con una cintura. Depistaggio da 4 avvocati”

Pubblicato il 3 Ottobre 2011 9:11 | Ultimo aggiornamento: 30 Settembre 2011 21:06

Sarah Scazzi (LaPresse)

TARANTO – Coinvolte a vario titolo nella vicenda di Sarah Scazzi 13 persone ritorneranno il 10 ottobre davanti al Giudice dell’udienza preliminare che dovrà decidere se rinviarli a giudizio, come chiesto dalla Procura della Repubblica. L’esame della posizione giudiziaria dei 13 accusati aveva avuto inizio ad agosto ed era stata rinviata al 10 ottobre.

Sarah Scazzi, aveva 15 anni e viveva ad Avetrana, nell’entroterra di Taranto.  Fu strozzata nel garage degli zii il 26 agosto del 2010. Il suo cadavere venne recuperato,  dopo parecchio tempo, ormai semidecomposto, in fondo a una cisterna, in campagna.

Al centro della vicenda, Cosima e Sabrina Misseri, rispettivamente zia e cugina di Sarah, accusate di aver ucciso la ragazza, con una cintura da pantaloni. Per mesi il caso appassionò gli italiani, perché per mesi diventò l’attrazione di tutti i talk shaw televisivi, più o meno truculenti e trucidi. In un primo momento se ne assunse tutta la responsabilità lo zio Michele, marito di Cosima e padre di Sabrina, ma,  dopo mesi gli investigatori capovolsero la versione della famiglia, trasformarono Misseri da mostro in poco più che zombie e le due donne, madre e figlia, in poco meno che streghe.

Il movente è assieme torbido e demenziale: secondo i pm, Sabrina aveva confidato a Sarah di avere fatto l’amore con Ivano Russo, un bello del paese e Sarah a sua volta lo aveva raccontato al proprio fratello, Claudio, il quale, a sua volta ancora, aveva sbeffeggiato Ivano, forse, ma le carte giudiziarie non lo dicono,perché Sabrina non è di una tale avvenenza che un maschio latino se ne possa vantare.

Furiosa per l’indiscrezione e forse anche per gli spietati commenti, Sabrina, con l’aiuto della madre,per questo pianificò l’esecuzione: questo, almeno, nelle parole dei pm.

Attorno all’omicidio, però, gli aspetti da chiarire non mancano. Colpisce il fatto che nell’elenco dei13 per cui la Procura di Taranto chiede il processo ci siano ben quattro avvocati, tutti e quattro legati alla difesa dei Misseri e tutti e quattro finiti davanti al gup per reati che vanno dal falso alle minacce.

La Procura di Taranto è convinta che i difensori di Sabrina e Cosima abbiano  superato in diverse occasioni il limite consentito dal diritto di difesa.  Così Vito Russo, Emilia Velletri,  Gianluca Mongelli e Francesco De Cristofaro, in tribunale dovranno entrarci non per difendere ma per difendersi. E lo dovranno fare cercando di smontare l’accusa di aver lavorato per un anno non tanto per difendere Sabrina, quanto per depistare le indagini, accollare la colpa del delitto a Michele Misseri e impedire che la verità venisse alla luce.

Se il processo si svolgerà a Taranto, in ogni caso, sarà la Corte di Cassazione a deciderlo: la difesa di Sabrina ha chiesto lo spostamento in altra sede (incompatibilità ambientale da “clamore mediatico”) e la decisione verrà presa il 12 ottobre, ovvero due giorni dopo la nuova udienza preliminare. Possibile, quindi, che quella del 10 ottobre finisca per rivelarsi una nuova udienza lampo con rinvio a data successiva alla decisione della Cassazione.

La stessa Corte di Cassazione il 26 settembre ha richiesto al Tribunale del riesame di rivalutare la vicenda, esprimendo dubbi su alcune parti dell’impianto accusatorio, movente e sequestro. Da qui a parlare di dubbi sulla colpevolezza delle due, però, ce ne corre.

Il delitto. Nella richiesta di rinvio a giudizio c’è  una precisa ricostruzione di come, secondo l’accusa, sarebbe avvenuto l’omicidio. Tutto si consuma nel primo pomeriggio del 26 agosto 2010. Sarah, inconsapevole, va ad un appuntamento con Sabina e Cosima. Secondo i pm, però, è una trappola mortale pianificata a tavolino. Cosima afferra Sarah per i capelli, la strattona o almeno la minaccia fino a farla salire nella sua macchina. E’ il presunto sequestro, basato sulla controversa testimonianza di un fioraio (poi ritrattata) che non convince la Cassazione.

Sequestro o meno, per l’accusa le due portano Sarah a casa Misseri, nel garage, e là si materializza l’arma del delitto: una cintura. Le due operano insieme: una tiene Sarah immobilizzata l’altra la strangola.