Sarah Scazzi: sequestrati documenti cartacei, audio e video. Il Garante della Privacy: “Era ora”

Pubblicato il 24 novembre 2010 17:14 | Ultimo aggiornamento: 24 novembre 2010 17:32

La Procura di Taranto ha deciso di sequestrare le copie dei documenti e dei file audio e video sull’omicidio di Sarah Scazzi e il Garante della Privacy plaude all’intervento ma ritiene che sia stato fatto un po’ in ritardo: ”L’iniziativa della Procura chiarisce che la stessa Procura ritiene che aver diffuso questo materiale abbia configurato un fatto illecito. Ne prendiamo atto. Ma c’è da chiedersi perché, malgrado da un mese avessimo aperto un’istruttoria e segnalato questa problematica, questa decisione sia arrivata solo ora. Ma questo riguarda ovviamente le valutazioni che la procura avrà fatto”, ha detto Francesco Pizzetti.

”Ora – aggiunge Pizzetti – attenderemo di conoscere il provvedimento e verificare come ne sarà data attuazione. Ci attendiamo che alla decisione di sequestro cessi ogni diffusione di questo materiale”.

Il Garante il 26 ottobre scorso aveva aperto un’istruttoria sulla fuga di notizie relative al caso di Avetrana dopo la pubblicazione di verbali e registrazioni audio degli interrogatori. ”A fine ottobre – spiega Pizzetti – avevamo ricevuto da un’associazione di consumatori una segnalazione specifica urgente. Questo ci aveva spinto ad aprire un’istruttoria, che prevedeva una richiesta di informazioni alla procura. Ciò perché talvolta, e il nostro codice lo prevede, è possibile che i dati vengano diffusi nell’interesse della giustizia. Abbiamo altresì chiesto informazioni ai vari soggetti che avevano diffuso questo materiale”.

”Da un mese – aggiunge – avevamo ritenuto che questo episodio meritasse molta attenzione, perché obiettivamente la diffusione in forma così massiva e in alcuni casi addirittura integrale di questo materiale, oltre a costituire un serio problema per l’attività giudiziaria in corso, era anche un fatto assolutamente nuovo di diffusione di materiale così delicato, per di più in audio e video, che coinvolgeva persone talvolta puramente informate dei fatti”.

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Pizzetti sottolinea: ”Prima della segnalazione ci eravamo già posti il problema, ma non siamo intervenuti perché ci sembrava ragionevole che fosse innanzitutto la magistratura a dover compiere le sue valutazioni, trattandosi di atti giudiziari su indagini ancora in corso, e di particolare delicatezza. Dalle prime risposte ricevute, risulta che ”tutti i soggetti avevano a disposizione lo stesso materiale. Alcuni hanno diffuso stralci, altri hanno messo online addirittura il materiale integrale, senza un’adeguata selezione delle informazioni”.

Secondo Pizzetti, ”tutto questo costituisce un salto di qualità che non può non colpire, anche nell’uso dell’informazione giudiziaria. Perché – conclude – l’audio e il video, per di più in una vicenda di grande interesse per l’opinione pubblica, ha costituito sicuramente un fatto significativo di cui dobbiamo preoccuparci”.