Sarah Scazzi, la Cassazione: “La versione di Misseri non è da scartare”

Pubblicato il 21 ottobre 2011 17:34 | Ultimo aggiornamento: 21 ottobre 2011 17:36

ROMA, 21 OTT – La “versione” con la quale Michele Misseri ha accusato la figlia Sabrina di aver ucciso la cugina quindicenne Sarah Scazzi, ad Avetrana il 26 agosto 2010, è “plausibile” ma non è “l’unica spiegazione possibile”.

A supportarla, e a non farla scartare a priori, comunque, c’è la ‘confessione’ resa da Sabrina a una vicina di Casa. Lo sottolinea la Cassazione nella sentenza 37850 depositata ieri e riferita all’udienza svoltasi lo scorso 17 maggio.

Con queste motivazioni – in base alle quali era stato dichiarato inammissibile il ricorso contro la carcerazione di Sabrina convalidata dal riesame il 12 novembre 2010 – la Prima sezione della Suprema Corte, che recentemente ha chiesto ai giudici di merito di fare luce su punti centrali della ricostruzione del delitto, auspica “una più chiara definizione del materiale investigativo e del quadro indiziario da esso delineato”.

Ad avviso della Cassazione, che pure ha già messo altre volte in evidenza la contraddittorietà delle versioni rese da Michele, potrebbe esserci del vero in quanto da lui sostenuto. Anche se da riscontrare di nuovo tenendo conto delle ritrattazioni.

“Il conflitto di lealtà vissuto da un padre diviso tra l’esigenza di proteggere la figlia, presunta omicida e l’urgenza di sollevare la propria coscienza dal peso di un fatto gravissimo cui, comunque, ha preso parte – spiega la Cassazione – è una plausibile, anche se non l’unica spiegazione possibile, delle innegabili contraddizioni che costellano il narrato del Misseri, tale da non precludere l’esame dei riscontri estrinseci delle accuse dallo stesso rivolte alla figlia”.

Tra i riscontri alle accuse di Michele a Sabrina, i supremi giudici danno importanza alla “confessione extragiudiziale, cui è correttamente attribuita una consistenza probatoria autonoma, che Misseri Sabrina, nell’immediatezza del rinvenimento del cadavere della cugina, dopo 41 giorni dalla scomparsa, avrebbe reso all’amica Pisanò Anna”.

Alla notizia dell’arresto del padre – ricorda la Cassazione – Sabrina avrebbe detto: “l’hanno incastrato, mio padre ha confessato…dopo tante ore che mi hanno messo sotto torchio avrei detto anch’io che ho ucciso Sarah e dove l’ho messa, ma non l’ho detto!… Dopo tante ore dici la verità e basta, così finisce tutto, ma io non l’ho fatto!… perchè non sono stupida”.