“Ho strangolato Sarah, ho abusato di lei, poi l’ho gettata nel pozzo”. La confessione choc dello zio di Sarah Scazzi

Pubblicato il 7 Ottobre 2010 8:33 | Ultimo aggiornamento: 7 Ottobre 2010 14:00

Sarah Scazzi

La mattina dopo la confessione dello zio, il corpo senza vita di Sarah era ancora in fondo al pozzo, nudo, in posizione fetale. Un pozzo non troppo profondo ma pieno d’acqua. Dopo un’intera notte passata a scavare i vigili del fuoco sono riusciti a estrarre il cadavere della povera ragazza. Dunque il giallo, a 41 giorni dalla scomparsa della quindicenne da Avetrana ha avuto un epilogo, quello peggiore, quello che in molti però avevano presagito. Guardando indietro, l’ipotesi della fuga di un’adolescente inquieta dal paese troppo piccolo per le proprie aspirazioni, appare oggi come un tentativo fallito di allontanare la verità meno accettabile.

L’ha uccisa lo zio, strangolandola dopo aver perso la testa forse per il rifiuto opposto dalla nipote alle sue avances. Quello zio che ora è indagato per sequestro di persona, omicidio volontario e occultamento di cadavere. Ed è stato proprio lo zio a mettere gli inquirenti sulla pista giusta. La testimonianza, il 29 settembre, del ritrovamento del cellulare di Sarah, nella sua campagna, è stata come una firma sul delitto. Gli psicologi potrebbero già ora arrischiare l’ipotesi che il contadino trasformatosi in mostro avesse una gran voglia di espiare l’orrendo assassinio, alleggerirsi la coscienza, farsi prendere insomma.

E’ stato lo stesso zio ad indicare agli inquirenti il posto dove il cadavere era stato da lui nascosto: non un vero e proprio pozzo, ma un covo interrato all’interno del suolo con un foro d’ingresso di poche decine di centimetri coperti da rami, foglie e pietre, praticamente impossibile da scoprire.

Intanto c’è da registrare orrore su orrore: dopo averla strangolata Messeri ha abusato della nipote quando era già priva di vita. E, per colmo di sventura, Misseri ha fatto un’altra vittima: la figlia Sabrina, cugina e amica di Sarah, dovrà convivere con rimorsi agghiaccianti. Rimorsi che non le appartengono: ma i vincoli di sangue, il travaglio familiare, il ricatto degli affetti le renderanno la vita impossibile. Sabrina che se lo sentiva, che in cuor suo sapeva, ne aveva parlato anche al telefono. “Tanto lo so che l’ha presa lui…” aveva detto piangendo. E gli inquirenti avevano preso nota.

Lo zio-omicida, Michele Misseri, 54 anni, contadino, ha confessato nella tarda serata di mercoledì, proprio mentre la moglie partecipava alla trasmissione Chi l’ha visto?. L’uomo era stato convocato in mattinata con la moglie, Cosima Spagnolo, e la figlia maggiore, Valentina, sorella di Sabrina, la cugina con cui Sara aveva appuntamento per andare al ma il giorno in cui è scomparsa.

Madre e figlia erano state riaccompagnate a casa in giornata. Lo zio è stato trattenuto. E alla fine è crollato sotto le domande degli inquirenti. La notizia è arrivata alla madre di Sarah in diretta tv. Si trovava a Chi l’ha visto, il programma di Federica Sciarelli che si occupa di persone scomparse. Intorno alle 23 la telefonata.

L’uomo aveva raccontato di averlo trovato vicino alle stoppie bruciate il giorno prima in un podere in cui lavorava, in contrada Mutunato. Voleva depistare gli investigatori, ma è riuscito solo a concentrare su di sé la loro attenzione. Prima si erano succedute tutte le ipotesi possibili:  la fuga dopo un’amicizia nata su Facebook, o per rincorrere quel sogno di “diventare famosa”, come scriveva, o una lite in famiglia, addirittura l’esistenza di una sorellastra.

Ma quel cellulare trovato nelle campagne dove lo zio aveva ripulito un uliveto dalle foglie secche per preparare la raccolta delle olive, e aveva dato fuoco alle sterpaglie, è stata la sua confessione mascherata.

Alla fine la confessione dello stesso assassino e stupratore necrofilo: “L’ho strangolata in cantina con una cordicella mentre era di spalle e subito dopo ho messo il corpo in macchina e l’ho portato in un podere fra Avetrana e la strada che porta ai comuni di Erchie e San Pancrazio. Ho bruciato i vestiti, poi  l’ho gettata lì, nel pozzo”.

Intanto la procura di Taranto sta indagando sulla presenza di eventuali complici, ed eseguirà il test del Dna sul corpo di Sarah. Il cadavere è infatti in uno stato che non lo rende riconoscibile. Dopo oltre 40 giorni in acqua il corpo si stava disfacendo: è in stato colliquativo, secondo quanto ha detto il magistrato.

La cugina. ‘‘Mio padre deve pagare per quello che ha fatto”: così Sabrina Misseri, figlia dell’uomo che ha ucciso Sarah, cugina della ragazza, ha risposto al citofono di casa ai giornalisti che volevano parlare con lei. ”Non abbiamo nulla da dire – ha risposto Sabrina – mio padre deve pagare per quello che ha fatto”.

Il feretro. Oggi il passaggio della bara di metallo grigio usata per il recupero del corpo di Sarahè stato salutato da un applauso dei presenti, molti dei quali non hanno potuto trattenere le lacrime. Tra le decine di persone che hanno atteso vicino al podere in cui si trova il pozzo nel quale era stato gettato il corpo, tanti erano sul posto fin dalla notte scorsa. Il carro funebre con a bordo la bara si è poi allontanato, scortato dai carabinieri.

Il messaggio dei compagni di scuola. ”Addio, piccolo angelo”: è uno dei messaggi lasciati dai compagni di scuola su un cartellone esposto davanti all’abitazione di Sara Scazzi. I compagni di scuola dell’istituto alberghiero ”Mediterraneo” di Marugio (Taranto) stamani non sono entrati in classe e hanno deciso spontaneamente di andare ad Avetrana ”per dare un segnale di solidarietà alla famiglia di Sara”.

Sono tre i cartelloni esposti nei pressi della casa della famiglia Scazzi: su uno di questi c’è scritto ”La scuola è qui con te. Ti ricorderemo sempre, addio piccolo angelo”. Su un altro cartellone i ragazzi stanno mettendo le loro firme. Sul terzo gli studenti hanno scritto ”Sara resterai per sempre nei nostri cuori”.

”Ci fai schifo. Vogliamo l’ergastolo”, così hanno gridato i compagni di classe di Sara davanti alla casa di Michele Misseri, che ieri ha confessato di avere ucciso la studentessa quindicenne. I ragazzi si sono avviati dall’abitazione della compagna e in pochi minuti hanno raggiunto l’abitazione di Misseri. Uno studente ha imbucato un messaggio nella cassetta della posta della famiglia Misseri. Gli studenti hanno diverse volte applaudito e inneggiato al nome di Sarah. Il cancello e le finestre dell’abitazione sono sbarrate.

Gli stessi compagni hanno ricordato Sarah ai giornalisti: ”era una ragazza solare, senza grilli per la testa, con tanta voglia di vivere. Non è giusto – ripetono – morire così, a 15 anni, uccisa da un parente. Non è possibile che sia successo questo, le hanno tolto gli anni più belli della sua vita”.

Sono rimasti in pochi gli studenti davanti all’abitazione perché molti stanno facendo rientro a Manduria (Taranto). Quelli che sono rimasti continuano ad abbracciarsi e ad applaudire ”il ricordo di Sara”.