Sarah Scazzi, Michele Misseri cambia ancora: “L’ho uccisa in un raptus”

Pubblicato il 25 Marzo 2011 23:22 | Ultimo aggiornamento: 25 Marzo 2011 23:28

Michele Misseri

AVETRANA (TARANTO) – ”Il trattore non partiva ed io ero arrabbiatissimo, non riuscivo a controllarmi. In quel momento Sarah e’ scesa da sola nel garage e mi ha detto: ‘Zio, perche’ stai gridando?’. Io non mi ero accorto di lei, poi vedendola le ho detto: ‘Sarah vattene’. Ma Sarah era sempre davanti. L’ho presa non so dove. L’ho sollevata per dirle vattene. A quel punto mi e’ venuto un calore alla testa… Sul trattore era appoggiata una corda. Quando Sarah si e’ girata, le ho messo la corda al collo…”. E’ l’ultima verita’ di Michele Misseri sull’omicidio della nipote quindicenne, Sarah Scazzi.

La nuova versione dei fatti, con la quale il contadino di Avetrana scagiona ancora una volta la figlia Sabrina dopo averla accusata anche nel corso di un incidente probatorio, e’ contenuta in una lettera che Misseri ha scritto il 9 febbraio 2011 al suo avvocato, Francesco De Cristofaro. Una data importante questa perche’ e’ il giorno in cui la magistratura tarantina impone a Misseri e a sua figlia Sabrina il divieto di inviare e ricevere corrispondenza, fatta eccezione per i loro avvocati. Questo perche’ Michele Misseri, nelle settimane precedenti, e’ stato un fiume in piena: ha scritto sette missive alla figlie Sabrina e Valentina, annunciando nuove e clamorose verita’ sul delitto.

”Io – scrive Michele Misseri nell’ultima lettera anticipata oggi da ‘La vita in diretta’ – vorrei che i carabinieri del Ris mi portassero ad Avetrana. Mi sono ricordato che sotto, nel garage, c’e’ una prova che mi e’ venuta in mente adesso di quel giorno, il 26 agosto 2010. Quando il trattore non partiva avevo li’ a fianco un compressore ad aria che utilizzavo per spolverare il motore”. All’improvviso, nel garage, arriva Sarah che lo sente urlare e cerca di calmarlo. ”Io – dice Misseri – non mi ero accorto di lei, e poi vedendola le ho detto: ‘Sarah vattene’. Ma Sarah era sempre davanti e io non volevo che stesse davanti. L’ho presa non so dove. L’ho sollevata per dirle vattene. A quel punto mi e’ venuto un calore alla testa. Sarah forse mi ha fatto male. Ricordo in maniera confusa che lei mi ha dato un calcio. Sul trattore tenevo appoggiata una corda. Quando Sarah si e’ girata, le ho messo la corda al collo. In quel momento non mi rendevo conto che la stavo uccidendo.

Sarah in mano aveva il telefonino che vibrava, e’ caduto per terra, si e’ aperto in due perdendo la batteria. Sarah cadendo e’ andata a sbattere con la testa tra il manico e il serbatoio del compressore: ecco perche’ il segno sul collo sembrava una cinta e non una corda”. ”Non volevo uccidere Sarah”, aggiunge sottolineando che Sabrina e’ estranea ai fatti. Ricostruzione questa che e’ al vaglio della procura che ieri ha fatto sequestrare i due compressori trovati nel garage di casa Misseri per cercare eventuali tracce della quindicenne. ”Continuiamo a lavorare”, taglia corto il procuratore Franco Sebastio. ”Tutto il materiale probatorio raccolto – assicura – e’ al vaglio dei magistrati. Non possiamo fare dichiarazioni”. L’impressione e’ che quella di oggi e’ solo una delle puntate dell’infinito giallo di Avetrana.