Sarah Scazzi, Michele Misseri: “Come ho trovato il cellulare, così la troverò”

Pubblicato il 15 novembre 2010 8:35 | Ultimo aggiornamento: 15 novembre 2010 11:04
michele misseri

Michele Misseri

Michele Misseri avrebbe tentato più volte e in vari modi di far capire che sapeva quale fosse stato il destino della nipote Sarah Scazzi. Nei 42 giorni trascorsi tra l’uccisione della quindicenne di Avetrana (26 agosto) e il ritrovamento del suo corpo grazie alla confessione dello zio (6 ottobre), lo stesso Michele avrebbe lasciato tracce sul suo percorso, come se non riuscisse più a tenersi dentro un segreto così orribile.

Le circostanze, citate da Misseri, non sono solo i due tentativi di far ritrovare il telefonino della ragazzina – prima a pochi metri dalla caserma dei carabinieri ad Avetrana e poi nelle vicinanze di un supermercato – per consegnarlo il 29 settembre ai carabinieri fingendo di averlo trovato tra le stoppie bruciate la sera prima in campagna.

Nell’ultimo interrogatorio in carcere, il 5 novembre scorso, zio Michele cita altri due episodi significativi. Il primo è del 28 settembre quando l’uomo venne sentito per la prima volta dai carabinieri sulla scomparsa di Sarah. Zio Michele disse di averla cercata in contrada Mosca, cioè là dove l’aveva in realtà sepolta, mentre le ricerche erano orientate ad Avetrana e sulla litoranea.

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”Conosco i particolari – disse – perché quelli sono terreni miei”, e aggiunse la frase ”come ho trovato il cellulare così troverò pure Sarah”. Qualche giorno dopo, alla moglie Cosima che indicava la pista di San Pancrazio Salentino (Brindisi) dove risiedono alcuni parenti di Sarah, Michele rispose indirettamente a verbale davanti ai pm: ”No, Mimì, la pista non ci sta né a San Pancrazio nè a Torricella, la pista sta ad Avetrana”.

”Quasi volevo dire – spiega il contadino – io sono andato a portarla nel pozzo”. Poi arriverà quel lungo interrogatorio del 6 ottobre al comando provinciale di Taranto dei carabinieri, al termine del quale Michele Misseri crollerà confessando l’omicidio, l’occultamento e il vilipendio del cadavere di Sarah, oltre a molestie sessuali che avrebbe commesso quando la ragazzina era in vita.

Nell’ultimo interrogatorio di Michele Misseri c’è anche un particolare controverso delle sue dichiarazioni che coinvolge Mariangela Spagnoletti, testimone-chiave della Procura contro Sabrina Misseri. Ricostruendo le fasi dell’uccisione di Sarah, l’uomo usa in un’occasione il plurale ”L’hanno trascinata” in garage. Quando gli si chiede chi sia l’altra persona insieme a Sabrina, lui dice ”l’amica di Sabrina, può darsi pure che stava in mezzo non lo so” e fa il nome di Mariangela. Ma subito dopo aggiunge: ”L’ho vista dopo con Sabrina, ma dopo che me ne sono andato io però…”.

Da quella lunga notte tra il 6 e il 7 ottobre l’inchiesta sull’omicidio della quindicenne ha fatto registrare diverse novità, a cominciare dalle persone accusate del delitto. Ora in carcere ci sono zio Michele e sua figlia Sabrina. Sono attese in settimana le motivazioni per le quali la prima sezione penale del tribunale del Riesame di Taranto ha rigettato il ricorso dei difensori di Sabrina (accusata di sequestro di persona e concorso in omicidio) che chiedevano la scarcerazione della ragazza.

Venerdì 19, nel carcere di Taranto, il gip del tribunale di Taranto Martino Rosati ascolterà, su richiesta della procura, con la tecnica dell’incidente probatorio, Michele Misseri. Le dichiarazioni che l’uomo rilascerà saranno le uniche ad entrare nel fascicolo del dibattimento. Forse, all’incidente probatorio, vi assisterà anche la figlia Sabrina, che comunque non potrà interloquire e ci saranno anche i legali della famiglia di Sarah.