Sardegna. Maialino allevato in casa, contro divieto Regione petizione su Change.org

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 agosto 2018 10:13 | Ultimo aggiornamento: 22 agosto 2018 10:13
Sardegna. Maialino allevato in casa, contro divieto Regione petizione su Change.org

Sardegna. Maialino allevato in casa, contro divieto Regione petizione su Change.org

ROMA – E’ vietato allevare il classico maialino sardo in casa: negli allevamenti a gestione familiare sono consentite al massimo quattro strofe. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Non si placano le polemiche per la legge sulla suinicoltura approvata agli inizi di agosto dal Consiglio regionale.

Mentre la capogruppo di Forza Italia nell’Assemblea sarda conferma che la linea del partito è quella di perfezionale la norma che tutela il settore ribadendo che non c’è nessun allarmismo, il deputato ed ex coordinatore regionale Fi, Ugo Cappellacci, lancia una petizione on line sul sito Change.org. Obiettivo è raggiungere la quota 500 firme (oggi quasi 400) per chiederne l’abrogazione immediata.

“La legge approvata il 2 agosto dal Consiglio regionale rischia di cancellare i piccoli allevamenti familiari di maialetti in Sardegna – osserva l’ex governatore sardo – Non è una questione di sinistra, centro o destra ma di semplice buon senso. La politica – prosegue il deputato – non può essere un mondo a parte rispetto al nostro quotidiano, alla vita delle nostre comunità e non può calpestare le nostre tradizioni millenarie insieme a piccole attività”.
Secondo Cappellacci, “si deve capire che nelle nostre tradizioni c’è non solo il presente, ma anche il futuro delle nuova generazioni. Anziché affannarsi alla ricerca di giustificazioni – ha concluso – si dimostri un po’ di umiltà e si corregga subito questo clamoroso errore”.

ZEDDA E TOCCO (FI), NESSUN ALLARMISMO. “Nessun allarmismo. La legge tutela le aziende pastorali e agricole. Alla ripresa dei lavori in aula si lavorerà per perfezionare la norma, perché la norma non calpesti la tradizione e l’identità della Sardegna”.

La capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Alessandra Zedda e il vicepresidente della commissione Sanità Edoardo Tocco confermano la linea della compagine azzurra: “Il provvedimento, varato dall’assemblea di via Roma, è mirato a valorizzare il comparto suinicolo isolano nel rispetto della salute pubblica, viste le problematiche derivanti dalla peste suina africana – aggiungono gli esponenti forzisti – ma non è realistico pregiudicare l’attività portata avanti da decenni da centinaia di aziende a carattere familiare, che potranno continuare ad allevare i maialetti all’interno del proprio podere”.

Ecco perché la legge dovrà senza dubbio porre rimedio ad eventuali vincoli che si pongono contro questa tradizione che in molte tenute agricole della Sardegna si tramanda da secoli. “Il testo – concludono Zedda e Tocco – deve rappresentare un equilibrato processo delle problematiche in campo, andando a conformare le questioni sanitarie con la commercializzazione delle produzioni tipiche isolane. E’ nostro intendimento rilanciare il marchio del porcetto sardo, senza vincoli per gli allevamenti”.

LAMPIS E TRUZZU (FDI), NOI UNICI A VOTARE CONTRO. “Correggiamo la ‘legge porcata’, alla ripresa dei lavori venga votata la nostra proposta di legge che modifica gli errori della precedente e tuteli gli allevamenti familiari e la produzione del maialetto sardo”. Lo chiedono Gianni Lampis e Paolo Truzzu, consiglieri regionali di Fratelli d’Italia, che hanno presentato una proposta di legge per modificare l’articolo 4, comma 2, della legge regionale 28 sulla suinicoltura, ricordando che FdI è stato l’unico partito a non aver votato quel provvedimento.

“Nella tradizione sarda il maiale non è legato esclusivamente all’aspetto prettamente alimentare e di sostentamento, ma anche (e soprattutto) all’aspetto culturale, tanto da coniugare la tradizione ultra millenaria del porceddu come sinonimo di sardità”, ricorda Truzzu.

“La legge 28/2018, con l’art. 4, comma 2, cancella millenni di tradizione alimentare e socio-culturale, a totale detrimento dei piccoli allevamenti familiari che soprattutto nelle zone interne dell’Isola costituiscono non solo un’integrazione al reddito, ma anche un elemento antropologico ed esistenziale”, aggiunge.

“Il 90% degli allevamenti in Sardegna non supera le 4 unità, per cui i loro conduttori, se vorranno continuare ad allevare maiali in proprio, lo potranno fare a scopi esclusivamente familiari, dal momento che viene vietata qualsiasi tipo di commercializzazione”, è l’allarme di Lampis. La proposta di modifica: l’allevamento familiare non può superare le 4 unità, di cui massimo tre scrofe e un verro, fertili e in grado di riprodursi, e può generare una produzione massima annuale di 40 suinetti, è questa la proposta di modifica presentata da Fratelli d’Italia.

CARIA, ALLEVAMENTO NON IN PERICOLO. “Con la nuova legge sulla suinicoltura, del 2 agosto 2018, l’allevamento e il consumo tradizionale del tipico maialetto sardo non sono in pericolo. Il tam tam sui social network alimentato in questi giorni, è una bufera all’interno di un bicchiere d’acqua che, veicolata sulla rete, ha raggiunto livelli di disinformazione paurosi”. Lo sostiene l’assessore dell’Agricoltura, Pier Luigi Caria, in merito alle polemiche sulla norma che riguarda l’allevamento familiare. “Nelle direttive di attuazione del provvedimento, che l’assessorato ha iniziato a elaborare, saranno meglio chiarite le modalità e le procedure da seguire”, aggiunge l’esponente della Giunta che poi ricorda: “la legge sulla suinicoltura, votata quasi all’unanimità da maggioranza e opposizione del Consiglio regionale, è frutto di un lavoro costante e preciso portato avanti dalla Commissione Quinta e dai tanti consiglieri coinvolti che, con centinaia di ore di lavoro, hanno ascoltato tutti i portatori di interesse del comparto: dagli allevatori ai trasformatori passando per le diverse associazioni di categoria”.

“La tradizione millenaria delle nostre produzioni suine non è minacciata da questa legge – osserva Caria – ma da decenni di Peste suina africana, che per troppo tempo, ha condannato la nostra Isola a embarghi vergognosi che hanno mortificato la straordinaria operosità dei nostri allevatori. Superiamo questa fase di incomprensione e mettiamoci tutti al lavoro per rilanciare un comparto dalle tante e troppe potenzialità di sviluppo ancora inespresse”.