Sardegna, fermati due uomini per il sequestro lampo dell’imprenditrice

Pubblicato il 23 Novembre 2010 8:02 | Ultimo aggiornamento: 23 Novembre 2010 10:33

Sarebbe stata una rapina finita male quella che oggi, 23 novembre, in Sardegna si è conclusa con la presa in ostaggio dell’imprenditrice Marcella Pau e la sua successiva liberazione. Due dei presunti rapitori della donna, entrambi sardi, sono stati fermati dai carabinieri poco lontano dal luogo in cui il figlio della vittima aveva speronato l’auto con la donna e i sequestratori a bordo. Si tratta di due gemelli quarantenni, Michele e Giacinto Costa, di Budoni.

I due uomini sarebbero stati bloccati tra la vegetazione che costeggia la strada in località Nuditta, (Budoni), dove erano state abbandonate le due auto, la Bmw del figlio che si era messo all’inseguimento della madre e la Mercedes di proprietà della vittima, usata dai sequestratori.

Marcella Pau sarebbe stata aggredita mentre scendeva dalla sua Mercedes nel giardino davanti a casa. I banditi l’avrebbero poi costretta a salire sulla sua stessa vettura e sarebbero poi fuggiti.

Il figlio avrebbe visto tutto decidendo di prendere la sua Bmw e di mettersi all’inseguimento di sua madre e dei balordi. Qualche chilometro più avanti lo speronamento da parte della Bmw con le due auto rimaste bloccate in mezzo alla strada e i rapitori scesi precipitosamente dall’abitacolo con l’ostaggio per fuggire nel bosco vicino.

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I precedenti. In passato la famiglia di Marcella Pau e del marito Tonino Braccu è stata bersaglio di diversi attentati intimidatori, spesso legati all’attività imprenditoriale del marito titolare di diversi negozi di fiori e proprietario di un’agenzia di pompe funebri, ma anche alla sua attività politica di consigliere provinciale di area Pdl.

L’ultimo episodio risale ai primi di ottobre, quando un barattolo di latta è stato piazzato davanti all’ingresso del negozio ‘Petalo rosa 4’ di Siniscola (Nuoro). Dentro il barattolo non c’era esplosivo ma una pasta lavamani scura e una manciata di chiodi.

Poco prima del ferragosto scorso, invece, si era verificata una doppia intimidazione. Un finto ordigno è stato trovato nel negozio di fiori che l’imprenditore possiede nel centro di Posada, mentre una bomba vera, confezionata con una modica quantità di gelatina e cartucce da caccia, è stata trovata sull’auto di un figlio a Budoni.

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