Scajola, casa “a sua insaputa”: “Assoluzione illogica”, pm romani fanno ricorso

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Marzo 2014 20:38 | Ultimo aggiornamento: 27 Marzo 2014 20:38
Scajola, casa "a sua insaputa": "Assoluzione illogica", procura di Roma ricorre

La casa di Scajola in via del Fagutale, comprata “a insaputa” dell’ex ministro da Diego Anemone (LaPresse)

ROMA, 27 MAR – Non è finita con l’assoluzione del 27 gennaio scorso la vicenda della casa vista Colosseo comprata “a insaputa” dell’ex ministro Claudio Scajola dall’imprenditore Diego Anemone. Una assoluzione che appare “viziata di illogicità e travisamento dei fatti”: secondo i pm di Roma che hanno fatto ricorso in appello.

Pesante il giudizio della procura romana sulla sentenza del giudice monocratico, che il 27 gennaio ha assolto l’ex ministro dello Sviluppo Economico Scajola dall’accusa di finanziamento illecito per la compravendita di un appartamento in via del Fagutale, a pochi passi dal Colosseo. Il giudice ha prosciolto anche l’imprenditore Diego Anemone per prescrizione del reato. Oggi (27 marzo) la Procura ha depositato ricorso in appello contro quella sentenza.

In sette pagine il procuratore aggiunto Francesco Caporale e i sostituti Ilaria Calò e Roberto Felici contestano le motivazioni di quella sentenza puntando, in primo luogo, sull’aspetto cardine della vicenda: quell’acquisto ” a mia insaputa” da sempre sostenuto dall’ex ministro.

Per i pm la lettura che di ciò ne dà il giudice di primo grado “appare superficiale ed acritica” essendo “modellata sulla configurazione, nemmeno paragonabile ad ‘uomo medio’ ma piuttosto ad uno sprovveduto in balia degli eventi”. Per i ricorrenti, invece, Scajola è “indiscutibilmente un uomo politico di grande esperienza che ricopriva al momento del fatto un incarico di vertice ai massimi livelli istituzionali”. Un ruolo che “sarebbe stato incompatibile con l’eccezionale ingenuità e straordinaria mancanza di accortezza, consapevolezza, presenza a se stessi, e senso della realtà delineate dal giudice nel tratteggiare la figura del parlamentare Scajola quale beneficiario inconsapevole di una somma della portata di un milione e centomila euro”.

In relazione all’assenza di Scajola al momento del rogito per l’acquisto dell’appartamento i pubblici ministero sostengono che “non sussiste alcuna plausibile ragione, neanche si trattasse del più importante uomo di Stato, per cui l’acquirente di un immobile di ingente valore non debba presenziare alla stipulazione dell’atto pubblico in tutte le sue fasi. La circostanza dell’eventuale assenza voluta dello Scajola avrebbe dovuto essere assunta dal giudice non già come prova della sua ritenuta inconsapevolezza bensì all’esatto contrario, come prova della sua malizia. Tale manovra diversiva – scrivono nel ricorso di 7 pagine i magistrati – non può altrimenti giustificarsi se non come estrinsecazione della volontà di precostituirsi la prova di una presunta inconsapevolezza di ciò che stava accadendo”.

La sentenza impugnata, contestano i pm, delinea “uno Scajola quale vittima inconsapevole di una trama ordita da Anemone per l’erogazione suo malgrado e a sua insaputa della somma semplicemente per ‘metterlo di fronte al fatto compiuto’ nell’ottica eventuale di una futura e ipotetica richiesta di favori”. Una impostazione che i pm giudicano illogica per chi all’epoca ricopriva un ruolo di primo piano nel governo.