Scalea, sindaco arrestato. L’accusa: “Timbrava cartellino poi andava al bar e vedeva una donna”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Dicembre 2019 12:38 | Ultimo aggiornamento: 12 Dicembre 2019 12:38
Scalea, sindaco arrestato. L'accusa: "Timbrava cartellino poi andava al bar e vedeva una donna"

Scalea, sindaco arrestato. L’accusa: “Timbrava cartellino poi andava al bar e vedeva una donna” (Foto archivio Ansa)

SCALEA (COSENZA) – Avrebbe timbrato il cartellino e poi invece di lavorare sarebbe andato al bar oppure si sarebbe incontrato con una donna. Questa l’accusa dei pm e della Guardia di finanza contro il sindaco di Scalea (in provincia di Cosenza). Oltre 650 ore di assenze ingiustificate dal posto di lavoro all’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, è quello che dice la Finanza. Il sindaco ora è agli arresti domiciliari. I finanzieri hanno anche eseguito un decreto di sequestro di beni per equivalente per un valore di 12 mila euro.

Quello che è emerso dalle indagini, condotte dalla Guardia di finanza è un “consolidato meccanismo”. Lo ha detto il colonnello Danilo Nastasi, comandante provinciale Guardia di Finanza Cosenza. “Il sindaco – ha poi aggiunto il colonnello Nastasi – secondo quanto accertato dalle indagini, condotte con l’ausilio di telecamere, tabulati, rilevazioni Gps e appostamenti, con la complicità dei tre colleghi, attestava falsamente di essere in servizio o in missione per conto dell’azienda mentre in realtà svolgeva azioni personali e quotidiane“. Da quanto si apprende, in molte circostanze il primo cittadino si sarebbe recato per ore al bar in orario di lavoro, oppure si sarebbe incontrato con una donna.

I pm parlano di “quadro indiziario, un radicato e consolidato meccanismo di illiceità che ha permesso al sindaco, nella qualità di dipendente dell’Asp di Cosenza, con la complicità di tre suoi colleghi, di assentarsi senza alcuna giustificazione dal luogo di lavoro. Il primo cittadino di Scalea, una volta timbrato il ‘cartellino’, lasciava l’ufficio e si dedicava allo svolgimento di quotidiane attività di natura personale. Sovente, il pubblico amministratore – riferisce ancora la Procura – attestava falsamente di essersi recato in ‘missione’ per conto dell’ufficio, occupandosi, anche in questo caso, di questioni non attinenti al servizio. In tal caso, le indagini hanno permesso di accertare, altresì, la complicità dei suoi colleghi, i quali, in servizio in diverse sedi dell’Asp, attestavano che le missioni si erano svolte regolarmente”. (Fonte Ansa).