Scambio in culla, anche in Italia può succedere. Ed è successo

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 25 Ottobre 2013 15:19 | Ultimo aggiornamento: 25 Ottobre 2013 17:01
Scambio in culla, anche in Italia può succedere. Ed è successo

Una nursery

ROMA – Avere un figlio scambiato in culla, scoprire solo dopo molti anni che quello che abbiamo sempre creduto fosse nostro figlio è un estraneo che in comune con il nostro bambino ha solo la data di nascita e l’ospedale. Anche in Italia può succedere. Ed è successo. A Mazara del Vallo, a Chiara e Daniela. E stava per succedere a Rivoli, dove solo l’attenzione di una madre ha evitato il peggio. Al sud come al nord, in Sicilia e in Piemonte.

Il caso dell’argentina Maria Lorena Garbeno ha riportato alla mente uno dei peggiori incubi di tanti genitori e aspiranti tali. Maria Lorena, mamma di 37 anni, si è accorta subito che la bambina che le ostetriche le avevano messo in braccio dopo il parto non era la sua. Ha insistito fino a quando non ha ottenuto che venisse fatto il test del Dna alla piccolina e ad un’altra neonata che le somigliava troppo per non essere sua figlia, venuta al mondo lo stesso giorno della “sua” bambina, nello stesso ospedale. E dopo poche settimane è venuta fuori la verità.

In Italia sono stati subito interpellati esperti che hanno assicurato che da noi non può succedere.  Anche se… “È chiaro che l’errore umano è sempre possibile, ha ammesso il dottor Costantino Romagnoli, direttore di Neonatologia al Gemelli di Roma e presidente della Società Italiana di Neonatologia, al Corriere della Sera, ma posso assicurare le mamme italiane che difficilmente con i nostri standard di sicurezza potrebbe accadere un fatto tanto grave. Le procedure sono molto rigide e sbagliare è tecnicamente quasi impossibile”.

Eppure le cronache recenti raccontano un’altra storia. Quella di Daniela e Chiara, per esempio. Nomi di fantasia, per non turbare ancora di più due vite già messe alla prova nei primissimi anni. Nate entrambe il primo gennaio del 1998 all’ospedale Abele Ajello di Mazara del Vallo, Chiara e Daniela erano state scambiate in culla, consegnate ad un uomo e ad una donna che non erano i loro genitori. E le mamme, in questi casi, spesso se ne accorgono. Come l’argentina Maria Lorenza, anche in questa vicenda siciliana fu la madre di una delle due bambine ad accorgersi della somiglianza fortissima con una compagna di asilo della figlia. I genitori hanno fatto fare le analisi del sangue, e il verdetto ha confermato i timori: la bambina che loro avevano cresciuto in quei due anni e dieci mesi non era figlia loro.

Dieci anni dopo, all‘ospedale di Rivoli, solo l’attenzione di una mamma al braccialetto identificativo del figlio, un neonato che non voleva attaccarsi al seno, ha sventato una situazione simile. Il nome del piccolo non corrispondeva. Se ne sarebbero dovute accorgere le ostetriche, ma solo la premura materna ha evitato il dramma. Un dramma che evidentemente anche in Italia può succedere.