Scambio embrioni al Pertini, i genitori biologici: “Rivogliamo i nostri figli”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Maggio 2014 9:24 | Ultimo aggiornamento: 14 Maggio 2014 9:24

 

Scambio embrioni al Pertini, i genitori biologici: "Rivogliamo i nostri figli"

Scambio embrioni al Pertini, i genitori biologici: “Rivogliamo i nostri figli”

ROMA – Embrioni scambiati all’ospedale Sandro Pertini di Roma, parlano i genitori biologici: “Non possiamo consentire è che i nostri bambini diventino vittima degli sbagli altrui”. I “nostri bambini”: per Paolo ed Elisa (nomi di fantasia), 41 e 39 anni, di Roma, i gemellini ancora nella pancia di un’altra donna sono i “loro figli”.

Intervistati da Fabio Tonacci di Repubblica i genitori biologici dei piccoli chiedono una soluzione allo Stato, visto il vuoto normativo sull’argomento, che comunque prevederebbe, in teoria, che i gemelli restino all’altra coppia, alla donna che li sta portando in grembo, visto che per legge “la madre dei figli è colei che li partorisce”.

“Io, come padre, non posso sopportare che la vita dei nostri figli non ancora nati sia già distrutta da un caso giudiziario”,

dice Paolo.

Il caso è nato dopo che, lo scorso 6 dicembre, gli embrioni di Elisa e Paolo durante la procedura di fecondazione assistita sono stati impiantati per errore nell’utero di un’altra donna, che adesso sta portando avanti la gravidanza.

Venti giorni dopo, racconta Elisa,

“ci ha telefonato l’ospedale e ci è crollato il mondo addosso. Non pensavamo proprio di essere noi. Eppure, anche se non abbiamo pance da esibire in televisione, abbiamo subito capito cosa vuol dire essere genitori. Non abbiamo nulla dei nostri bambini, soltanto una cosa: le analisi genetiche che ci ha inviato l’ospedale. Le guardiamo e le riguardiamo, sono i nostri quattro codici tutti su una pagina, quattro colonne affiancate, ci sorprendiamo a vedere le somiglianze dei caratteri, ci emozioniamo a pensarli, a immaginarceli… sono loro, siamo noi! Per ora abbiamo solo questo, ma permetteteci di considerarla la nostra prima foto di famiglia”.

Difendono i diritti dei due bambini, anche se non ammettono l’ipotesi che non siano figli loro.

“In questa assurda vicenda l’unica cosa veramente importante è proteggere e tutelare i nostri figli. Non ci sono diritti se non i loro, non ci sono verità se non le loro. Mi pare evidente che quello che stiamo vivendo è un incubo. Ma noi possiamo sopportare. Quello che non possiamo consentire è che i nostri bambini diventino vittima degli sbagli altrui”,

dice Elisa. E Paolo è sulla stessa linea:

“Noi non crediamo che l’ipotesi della famiglia allargata sia fattibile, ci aspettiamo qualcos’altro. Ma di questo parleremo direttamente con l’altra coppia, non è il caso di farlo con un’intervista sul giornale. Ribadisco, è importante vederci”.

Ancora più netta Elisa:

“Abbiamo cercato e voluto i nostri bambini con tutti noi stessi, sono loro la priorità. È difficile spiegare o far capire la sofferenza di una gestazione negata. Non ho mai visto una loro ecografia, né ho mai sentito un solo battito dei loro cuori. Ma, forse ancor di più per questo, sentiamo fortissimo il legame indissolubile che lega le nostre quattro vite”.