Cronaca Italia

Scampia, staccano la testa e…ci giocano a pallone

Scampia, staccano la testa e...ci giocano a pallone

Scampia, staccano la testa e…ci giocano a pallone

NAPOLI – Scampia, staccano la testa e…ci giocano a pallone. La sanguinosa guerra tra boss della camorra nel quartiere Scampia a Napoli assume contorni sempre più horror dai racconti dei pentiti. Tra il 2004 e il 2005 la guerra tra i clan Di Lauro e Amato-Pagano si fece sempre più violenta. Gennaro Notturno, pentito del clan Amato-Pagano, ha deciso di raccontare l’omicidio di Antonio Ruggiero, la cui testa fu mozzata per poi essere usata per giocare a calcio, come se si trattasse di una normale pallone, dopo l’omicidio a Scampia del nipote Nicola Notturno, di 21 anni.

Fabio Postiglione sul quotidiano Il Corriere del Mezzogiorno scrive che i verbali in mano alle autorità sono “agghiaccianti”:

“Gennaro Notturno era fino a pochi mesi fa uno dei capi della cupola di «scissionisti» che ha creato un impero milionario sui traffici di cocaina. I suoi verbali sono agghiaccianti come quelli di Pasquale Riccio, un «manovale» legato agli Abbinante, soprannominati «i cafoni». Un uomo il cui obiettivo era uccidere, punto e basta. Trentotto omicidi ricostruiti in sedici pagine di verbali, senza alcuna parte omissata, con nomi e cognomi dei killer che hanno fatto fuoco tra la gente uccidendo innocenti come Antonio Landieri e Gelsomina Verde, per ritorsione come fu per i genitori di tre capiclan, anziani e indifesi, o con crudeltà estrema come quando assassinarono Gaetano De Pasquale il 1 novembre 2004. Aveva 26 anni, fu sequestrato e portato al cospetto di Cesare Pagano, il capo della rivolta. «Lo legò ad una sedia e lo interrogò per ore». Lui piangeva perché temeva di essere ucciso «ma il boss lo illuse mostrandogli migliaia di euro. Gli disse che se avesse svelato i piani dei Di Lauro lo avrebbe fatto migrare in Sudamerica». Prima lo fece parlare, «poi i suoi uomini lo affogarono in una bacinella piena d’acqua e gettarono il corpo in un pozzo»”.

E ancora omicidi col Rolex al polso, scrive Postiglione sul quotidiano:

“Sono loro i boss con gli occhi assatanati che il 30 ottobre del 2004 incrociarono in strada un 75enne, «Salvatore De Magistris patrigno del killer Biagio Esposto. I Di Lauro lo picchiarono e gli passarono sul corpo con la motocicletta», morì per le profonde ferite. Un mese dopo per ritorsione fu assassinato il padre di un altro boss all’Arenaccia: Gennaro Emolo che vendeva carciofi arrostiti in strada. «Spuntarono da dietro con il silenziatore montato su 7,65. Un colpo alla nuca e si accasciò». Soldi, tantissimi, tanto che «per uccidere noi killer indossavamo Rolex da 100mila euro al polso», così da impressionare i nemici. L’assenza di pietà quando «incontrarono una ragazza in strada legata ai Di Lauro e le bruciarono il volto con l’acido muriatico»”.

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