Sciopero benzinai: 2 giorni fermi contro fatturazione elettronica e registratori di cassa telematici

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Novembre 2019 9:15 | Ultimo aggiornamento: 6 Novembre 2019 9:15
Sciopero benzinai: 2 giorni fermi contro fatturazione elettronica e registratori di cassa telematici

Sciopero benzinai: 2 giorni fermi contro fatturazione elettronica e registratori di cassa telematici

ROMA – E’ cominciato alle 6 di mercoledì mattina lo sciopero di 48 ore dei benzinai indetto da Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc Anisa Confcommercio con la chiusura degli impianti stradali e autostradali. I gestori protestano contro i nuovi adempimenti ritenuti “inutili e onerosi”, tra cui la fatturazione elettronica, i registratori di cassa telematici l’introduzione di Documenti di trasporto (Das). Lo sciopero terminerà alle ore 06.00 di venerdì 8 novembre.

Una protesta quindi contro la politica fiscale del governo. La categoria è in agitazione infatti contro la fatturazione elettronica, l’introduzione degli Isa (gli indici di affidabilità fiscale), “che – scrivono le categorie rappresentanti i benzinai – risultano fortemente penalizzanti per i gestori carburanti (che, è bene ricordarlo, percepiscono un margine che non supera il 2% del prezzo pagato dagli automobilisti). Ma oggetto della protesta sono anche i Registratori di cassa Telematici per fatturati di 2 mila euro l’anno, l’introduzione di Documenti di Trasporto (Das) e modalità di Registrazione giornaliera, in formato elettronico, da digitalizzare a mano”.

Per i benzinai, si tratta di “adempimenti inutili fatti per scaricare sull’ultimo anello della filiera, il più debole, oneri e costi e finanche provvedimenti penali per errori formali. Provvedimenti che duplicano le incombenze burocratiche senza alcuna valenza sulla lotta all’illegalità o alla infedeltà fiscale, lasciando in pace gli evasori di continuare a fare business anche nel nostro settore che appare sempre più inquinato dalla criminalità organizzata”.

Ma lo sciopero è anche “contro le compagnie petrolifere e la miriade di titolari di impianti, piccoli, medi e grandi, cresciuti sull’illegalità contrattuale”, spiegano i rappresentanti della categoria. “Verso questi soggetti la Pubblica Amministrazione e il Ministero dello Sviluppo Economico – concludono – continuano a mantenere un silenzio imbarazzante assistendo, muti, allo scempio che sta generando danni al Paese ed al sistema per alcuni miliardi l’anno”. (Fonte Ansa).