Parte lo “sciopero delle gite”: ultima frontiera della protesta dei prof contro la Gelmini

Pubblicato il 10 Febbraio 2011 13:04 | Ultimo aggiornamento: 10 Febbraio 2011 13:04

ROMA – I prof sul piede di guerra contro la riforma Gelmini mettono in atto un nuovo sistema di protesta: si rifiutano di portare gli studenti in gita. Così per tutta Italia, da Aosta a Palermo, 246 scuole, segnala il censimento del sito “controriformadocentiarrabbiati”, non porteranno i loro ragazzi in gita. Questi numeri significano una scuola su tre, e dentro le singole scuole una classe su tre.

I prof, a cui la riforma Gelmini ha tolto l’indennità di trasferta all’estero, di 12 euro, motivano così la decisione: “Troppe responsabilità, nessun riconoscimento. Per viaggiare così è meglio restare in aula a far lezione”.

La città che ha registrato il maggior numero di “adesioni” a questa iniziativa di protesta è Torino. Bel 59 scuole si sono rifiutano di portare in gita i ragazzi nel 2011. Secondo quanto racconta ‘La Repubblica’, in alcune scuole del capoluogo piemontese sono bloccati anche gli stage all’estero e  “le uscite didattiche di una mattina”. Sono così tante le adesioni che il governatore del Piemonte Roberto Cota ha anche deciso di dare un bonus economico alle scuole che decideranno di fare viaggi d’istruzione e gemellaggi culturali. Ma, secondo quanto si legge su ‘La Repubblica’, per tutta risposta hanno iniziato lo “sciopero delle gite” anche le province di Biella e Novara.

E lo “sciopero delle gite” si fa sentire sui ricavi degli albergatori e delle agenzie di viaggi. Le gite muovono un milione e 300 mila studenti ogni anno e valgono 370 milioni di euro. Il calo dei fatturati, nel 2011, è valutabile attorno al 35%: centotrenta milioni che sono tantissimi, soprattutto in un periodo di crisi economica.