Scontri a Roma, Maroni: “Poteva scapparci il morto”

Pubblicato il 15 Dicembre 2010 9:11 | Ultimo aggiornamento: 15 Dicembre 2010 9:33

”E’ andata bene, poteva esserci il morto”. E’ questo il commento sugli scontri di Roma fatto dal ministro dell’Interno Roberto Maroni, che in un’intervista al Corriere della Sera detta anche le condizioni per l’ingresso dell’Udc nel governo. Il ministro leghista smentisce che i manifestanti siano stati lasciati liberi, come dimostra il fatto che ”non ci sono state nè vittime, nè feriti gravi come invece questi criminali avrebbero voluto”.

”A chi mi critica chiedo: in alternativa dovevamo usare i carri armati?”. ”Qui ci troviamo di fronte a 2.000 persone – la maggior parte provenienti dai centri sociali – che entrano in un corteo di 20.000 con una violenza capace di scatenare il finimondo”, dice Maroni. ”Si tratta di delinquenti che vanno fermati, professionisti della violenza che non sono piu’ tollerabili. Su questo bisogna intervenire con decisione”. Per il responsabile dell’Interno ”e’ una riflessione che va fatta a livello politico coinvolgendo gli enti locali. Si devono attivare verifiche sui luoghi dove queste persone si riuniscono, sgomberare gli edifici occupati abusivamente”.

”E’ terrorismo urbano e non puo’ essere tollerato, anche perchè ci sono prossime scadenze che possono diventare l’occasione per nuove violenze”, in primo luogo l’approvazione al Senato della riforma universitaria. Nell’intervista Maroni parla anche del governo. Sull’allargamento all’Udc ”diamo tempo al presidente del Consiglio fino agli inizi di gennaio; dopo le festività prenderemo una decisione. Ma la pregiudiziale deve essere chiara: l’Udc che aveva votato contro il federalismo fiscale deve pubblicamente approvarlo altrimenti non se ne fa nulla”.

In Parlamento ”abbiamo dato una grande prova di compattezza. Berlusconi ha accettato la prova di forza di Fini e l’ha vinta”, commenta Maroni. Tuttavia ”non abbiamo alcuna intenzione di finire come il governo Prodi”. In merito al presidente della Camera, ”per scelta politica non chiedero’ le sue dimissioni”, afferma il ministro leghista. ”Diverso è il mio giudizio personale, anche tenendo conto che da quattordici anni non accadeva che sullo scranno più alto di Montecitorio sedesse un esponente dell’opposizione”. L’ufficio di presidenza, aggiunge, ”ha una composizione che penalizza la maggioranza. Sono tre contro due con la prevalenza di chi è contro il governo. E’ una circostanza istituzionalmente inaccettabile”.