Scontro pm Milano, Boccassini al Csm: “No violazioni su inchieste Ruby e Expo”

di redazione Blitz
Pubblicato il 12 Maggio 2014 22:01 | Ultimo aggiornamento: 12 Maggio 2014 22:01
Scontro pm Milano, Boccassini al Csm: "No violazioni su inchieste Ruby e Expo"

Ilda Boccassini

MILANO – Non c’è stata alcuna irregolarità nell’assegnazione delle inchieste su Ruby e sugli appalti Expo. Lo ha detto il Procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini, ascoltata dal Csm in merito allo scontro tra pm in atto alla Procura di Milano.

La querelle nata da un esposto al Csm dell’aggiunto Alfredo Robledo che ha accusato il capo dell’ufficio Edmondo Bruti Liberati di irregolarità nell’assegnazione di alcuni fascicoli delicati, dal caso San Raffaele all’affaire Ruby, ha portato non poco scompiglio in quella che viene considerata la “trincea che processò Berlusconi”.

Sul caso Ruby, Boccassini ha spiegato al Csm che tutto è nato con il passaggio di consegne dal pm titolare dell’indagine, Antonio Sangermano, alla Direzione Distrettuale Antimafia, di cui lei è la coordinatrice. Ci fu poi una riunione con i colleghi responsabili dei pool che sino a quel momento avevano seguito il caso, in cui si concordò che il coordinamento sarebbe passato alla Boccassini. Il magistrato, confermando quanto aveva già raccontato il capo della Procura al Csm, ha detto che in particolare l’Aggiunto Alberto Nobili, a cui faceva riferimento Sangermano, fu felice di spogliarsi dell’inchiesta.

Quanto al mancato coinvolgimento del responsabile del Dipartimento dei Reati contro la Pubblica Amministrazione Alfredo Robledo, Boccassini ha spiegato che, dopo l’iscrizione di Silvio Berlusconi nel registro degli indagati per concussione e prostituzione minorile, non fu più compiuto alcun atto di indagine fino alla richiesta, un mese e mezzo dopo, del giudizio immediato per l’ex premier.

Riguardo al fascicolo sull’Expo, Boccassini ha ribadito anche in questo caso la competenza della Dda, spiegando che tutto è partito da un’indagine di mafia. L’indagine è ”una delle numerose costole” dell’inchiesta contro le cosche della ‘ndrangheta “Infinito-Crimine”, partita a luglio 2010, che vedeva coinvolto l’ex direttore della Asl di Pavia Carlo Antonio Chiriaco, poi condannato e ”in contatto con una serie di personaggi politici e manager di ospedali”. E ha fatto presente che sin dall’inizio, quando sono emersi reati di corruzione, l’inchiesta è stata co-assegnata anche al Dipartimento di Robledo.