Scontro Tornado, perizia: “Responsabilità organizzative”

di redazione Blitz
Pubblicato il 2 Ottobre 2015 6:00 | Ultimo aggiornamento: 2 Ottobre 2015 1:24

ASCOLI PICENO – Ci sono delle responsabilità organizzative nella missione di addestramento finita in tragedia il 19 agosto 2014: due Tornado si scontrarono in volo sui cieli di Ascoli Piceno, provocando la morte dei quattro militari a bordo. E’ quanto afferma la consulenza tecnica, svolta da due esperti dell’Aeronautica su ordine della procura ascolana nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria.

Nell’urto persero la vita i due capitani, Mariangela Valentini e Alessandro Dotto, entrambi piemontesi, e i due navigatori Giuseppe Palminteri e Piero Paolo Franzese. Gli inquirenti, alla luce dei risultati della consulenza tecnica, devono decidere le loro prossime mosse. Il fascicolo è aperto per disastro e omicidio colposi. Allo stato non sono stati adottati provvedimenti.

I Tornado si scontrarono sopra Venarotta a circa 300 metri dal suolo durante una esercitazione dopo essere decollati dalla base militare di Ghedi (Brescia). La palla di fuoco e il boato furono visti e sentiti a venti chilometri di distanza. Detriti in fiamme si sparsero per le colline. E non mancarono le polemiche sull’opportunità di allestire missioni del genere in prossimità dei centri abitati.

Anche la procura militare di Verona ha un’indagine in corso. I primi accertamenti degli investigatori scaligeri hanno confermato che uno dei due velivoli, quello pilotato dal capitano Valentini, non si trovava all’altezza prevista: era stato spiegato, però, che questo non significava necessariamente che ci fosse una qualche responsabilità dell’ufficiale alla cloche.

La consulenza ascolana, invece, punta in un’altra direzione e fa emergere una serie di manchevolezze che vanno al di là del comportamento degli equipaggi. “Non vogliamo gettare la croce su nessuno – spiega la famiglia di una delle vittime piemontesi, presente nel procedimento in qualità di persona offesa – ma chiediamo solo che sia fatta completa chiarezza. Perché è evidente che qualcosa non ha funzionato”.