Scuola settembre alla danese: metà classe in aula, metà in laboratorio… Insomma mezza scuola

di Lucio Fero
Pubblicato il 26 Giugno 2020 9:47 | Ultimo aggiornamento: 26 Giugno 2020 12:18
Scuola, foto d'archivio Ansa

Scuola settembre alla danese: metà classe in aula, metà in laboratorio…Insomma mezza scuola (foto Ansa)

ROMA – Scuola settembre sarà alla danese, questa l’ultima in cottura nella cucina indaffarata a più mani e più voci dove impastano Regioni, Ministro Istruzione, Task Force varie.

Alla danese? E che vorrà mai dire alla danese? Pare che in Danimarca abbiano (già) riaperto le scuole organizzandole più o meno così: dividendo le classi di alunni metà in attività didattiche che in Italia chiamano “frontali” (insomma aula, cattedra, banchi) e metà in altri locali tipo laboratori dove l’attività di apprendimento si svolge con modalità diverse (alunni al microscopio o al tornio…).

Qualcuno in Italia deve aver orecchiato e adocchiato questa della Danimarca e deve aver pensato: facciamo anche noi alla danese, così, eureka, trovato! Distanziamo gli studenti, moltiplichiamo i locali, tutti contenti.

LABORATORI, MUSEI…GITA FISSA

Scuola alla danese dunque, ma danese ricucinata in salsa italiana, italianissima versione della scuola alla danese. I laboratori? Cioè? A conoscenza, sia pur vaga, di cosa in realtà siano i laboratori negli edifici e nella cultura scolastica italiana, nel documento su cui si sono trovati d’accordo Governo e Regioni viene offerta anche alternativa ai laboratori. Le classi di alunni potranno dividersi anche metà in aula e metà magari al Museo o alla Mostra o…

Insomma portarli fuori, in una sorta di stabile gita scolastica a turnazione. La scuola alla danese-italiana sarà a settembre una scuola dove metà classe fa lezione e l’altra metà fa finta di fare qualcosa d’altro sciamando verso improbabili laboratori e destinazioni e indirizzi appunto da gita scolastica.

MEZZA SCUOLA

Insomma mezza scuola, scuola a metà: mezza classe fa scuola, l’altra mezza no. E poi si turna, la mezza che non faceva scuola fa scuola e l’altra metà va in laboratorio, museo, gita.

E’ questa la soluzione che sembra pacificare i contrasti.

Una risposta alle richieste delle famiglie: niente mascherina.

Una risposta ai sindacati della scuola: dentro altri 20 mila docenti.

Una risposta ai presidi: non saranno loro gli organizzatori delle strutturali simil gite scolastiche, ci penseranno (e chi dio li aiuti e ci aiuti) Comuni e Regioni.

Una risposta in fondo chiara anche agli interrogativi di fondo sul futuro del paese: pur di evitare grane e di far un po’ contenti tutti si considera valga la pena e sia giusto prezzo dimezzare anche il prossimo anno scolastico. Mezza scuola basta e avanza a questo paese che taglia programmi, didattica e formazione per farli entrare nella scatola dei bisogni-fughe-contrattazioni di Regioni, Governo, sindacati, comitati genitori.

Ovviamente la scuola alla danese-italiana è il sudato frutto del lavoro di un “tavolo” di concertazione e ascolto cui tutti hanno partecipato. Per una sola entità e istituzione non c’era e non era stata prevista una sedia al tavolo: l’istruzione, l’istru… che?