Scuola. Covid distanzia di un metro i banchi, il Ministero accorpa classi pollaio

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Giugno 2020 21:11 | Ultimo aggiornamento: 23 Giugno 2020 21:19
Scuola, i paradossi del distanziamento (Ansa)

Scuola, distanziamento e classi pollaio (Ansa)

ROMA – Scuola: con la riapertura, forse, il 14 settembre, sul quando c’è perlomeno un largo consenso politico, in attesa del parere del Comitato tecnico-scientifico e della decisione finale della Conferenza Stato-Regioni.

Scuola: classi pollaio vs obbligo distanziamento

Sul dove – cioè in aule scolastiche di quanti studenti, i banchi a quale distanza fra loro etc… – siamo al paradosso, per citare l’apertura del Corriere della Sera sul sito.

I decreti emergenziali impongono infatti il distanziamento anti-Covid, quindi ampi spazi e pochi studenti, la normativa vigente prevede invece l’accorpamento automatico delle classi poco numerose.

Perché dette classi devono essere costituite con un numero medio di alunni non inferiore a 22.

E’ quanto stabilisce ancora l’ultima nota di aprile del Ministero dell’Istruzione.

Per cui due classi, una di 16 e una di 18 (è il caso di una scuola di Roma) si trasformano in un mostro da 34 alunni. 

“Impossibile 1 metro tra i banchi nel 40% delle classi”

Classi pollaio, appunto. E con il Covid e il distanziamento, come la mettiamo?

Senza considerare, come denunciano i presidi, che in almeno il 40% delle aule scolastiche è praticamente impossibile mantenere un distanziamento di un metro tra i banchi.

“Cosa facciamo in questi casi? Questa è la domanda principale a cui dovrebbero rispondere le linee guida”, dice Antonello Giannelli, che guida l’associazione nazionale presidi.

Le Regioni propongono 1,8 mq. ad alunno

Per quanto riguarda invece le linee guida per la ripartenza a settembre, il ministero ne discuterà con i sindacati domani 24 giugno.

Le ipotesi vanno nella direzione di banchi distanziati di almeno un metro.

Ma le Regioni propongono una superficie pari a 1,8 metri quadri ad alunno, per evitare criteri soggettivi che rischiano poi di creare problemi ai dirigenti scolastici.

E poi entrate e uscite scaglionate, classi divise in gruppi e l’utilizzo di palestre e aule di laboratorio.(fonti Ansa, Corriere della Sera, TecnicadellaScuola.it)