Scuola, docenti precari: assunzione o indennizzo dopo 36 mesi a tempo determinato

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Dicembre 2014 7:12 | Ultimo aggiornamento: 7 Dicembre 2014 20:26
Scuola, docenti precari: assunzione o indennizzo dopo 36 mesi a tempo determinato

Scuola, docenti precari: assunzione o indennizzo dopo 36 mesi a tempo determinato (foto Lapresse)

TORINO – Gli insegnanti precari con più di 36 mesi di insegnamento devono essere assunti oppure indennizzati. Questo ha stabilito la Corte Europea e ora il tribunale del lavoro di Torino ha risarcito una professoressa che ha fatto causa allo Stato. La docente insegnava da 7 anni, ma sempre con contratti a tempo determinato. Ora, sulla scia di questa sentenza, i ricorsi di questo tipo potrebbero moltiplicarsi a valanga.

Andrea Rossi su La Stampa ha raccontato la storia di Torino:

Il giudice Daniela Paliaga ha disposto il risarcimento del danno: quindici volte il suo attuale stipendio (circa 1.500 euro, in totale quindi 22 mila euro). E, sulla scia di una sentenza pilota emessa dallo stesso giudice nel 2009, ha ordinato di riconoscerle anche gli scatti di anzianità che avrebbe maturato se fosse diventata insegnante di ruolo anziché ripartire da zero ogni anno.

Rossi spiega perché la docente è stata risarcita ma non assunta:

Non ha invece disposto l’assunzione, possibilità che la Corte europea aveva ammesso, perché la legge italiana indica nel concorso la via maestra per diventare insegnanti di ruolo.

Infine Rossi prova a disegnare i possibili scenari in tutta Italia:

Nata come norma transitoria, resiste invece da quindici anni. E dopo la decisione della Corte europea – che fa giurisprudenza – è realistico immaginare che i giudici costituzionali chiederanno di superarla disciplinando una volta per tutte il reclutamento degli insegnanti.

In Italia ci sono tra 250 e 300 mila precari della scuola che hanno lavorato con contratti a termine per più di tre anni: assunti a settembre e lasciati a casa a giugno per poi tornare in classe con l’inizio dell’anno successivo. L’Europa ha stabilito che questa prassi non funziona. È probabile un’ondata di ricorsi.