Scuola ed elezioni. Votare altrove a settembre: sì, ma dove?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 Giugno 2020 10:48 | Ultimo aggiornamento: 16 Giugno 2020 18:15
Scuola e elezioni. Votare altrove a settembre: sì, ma dove?

Scuola, sedi alternative per il voto a settembre (Ansa)

ROMA – Scuola e spada di Damocle delle elezioni a settembre: è praticabile l’idea di trovare sedi alternative agli edifici scolastici per far votare i cittadini?

Zingaretti: “Trovare soluzioni alternative”

Non interrompere a pochi giorni dall’apertura il prossimo anno scolastico dopo il disgraziatissimo ultimo semestre.

Di più, evitare la follia di farlo cominciare in ritardo, fine settembre o addirittura a ottobre.

Ora sono tutti d’accordo: il governo deve trovare sedi alternative alle scuole per ospitare i seggi per le elezioni amministrative (regionali e comunali).

Perché non si può aprire le scuole all’inizio di settembre per richiuderle il 20, o peggio posticipare l’apertura a ottobre: nel frattempo il Ministero dell’Istruzione aspetta a dare date e fornire sicurezze.

Il governo con il primo ministro Conte ha recepito l’indicazione/auspicio del segretario Pd Zingaretti, Forza Italia concorda anche se se si lamenta perché questa è una sua idea snobbata una settimana fa, anche M5S e Leu spingono uniti.

Caserme, palestre, uffici deserti…

L’idea è quella di utilizzare caserme o ex caserme, palestre, eventualmente i locali delle Poste, palazzetti dello Sport o palacongressi, addirittura edifici sottratti alla mafia, perché no gli uffici disertati dagli impiegati finiti in smart-working.

Tutte ipotesi ragionevoli e perfino suggestive che si scontrano tuttavia con lo scoglio della realtà: servono 61mila sedi, tanti sono i seggi elettorali.

Ad ora solo la distribuzione capillare sul territorio delle scuole garantisce una capacità del genere.

Per il voto la data c’è, per la scuola no

Resta l’orientamento di indire le elezioni il 20 e 21 settembre (anche il lunedì per evitare assembramenti), con i ballottaggi da svolgersi il 4 ottobre.

Dopo l’accordo alla Camera, difficile che al Senato possano arrivare ripensamenti, entro la settimana infatti il decreto va necessariamente convertito in legge.

Quindi senza modifiche visto che i tempi sono strettissimi.

Tocca adesso al ministro dell’Interno Lamorgese trovare le tanto auspicate sedi alternative alle scuole, come da indicazione pubblica del presidente del Consiglio.

Finora siamo alla fase degli annunci e delle pacche sulle spalle, un piano alternativo è solo negli auspici dei partiti e del governo: renderlo operativo stabilirebbe un prezioso precedente, la scuola prima di tutto. (fonti Agi, Ansa, La Repubblica)