Scuola e famiglie al tempo del coronavirus: 1 dei 2 genitori a casa col permesso e i soldi dello Stato?

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 5 Marzo 2020 11:56 | Ultimo aggiornamento: 5 Marzo 2020 11:56
Scuola e famiglie al tempo del coronavirus: 1 dei 2 genitori a casa col permesso e i soldi dello Stato?

Scuola e famiglie al tempo del coronavirus: 1 dei 2 genitori a casa col permesso e i soldi dello Stato?

ROMA – Scuola e famiglia ai tempi del Coronavirus. La prima chiude e la seconda si trova a fare i conti con figli da tenere a casa, oscillanti tra la gioia per l’inaspettata vacanza e la paura del contagio. Voucher per le baby sitter e congedi parentali, l’idea della ministra della Famiglia Elena Bonetti per aiutare i genitori. Nessun rischio per l’anno scolastico, la promessa della collega titolare della Scuola Lucia Azzolina.

Da giovedì 5 marzo e almeno – perché non è affatto scontato che la misura non venga prolungata – le scuole di tutta Italia sono chiuse. Scuole di ogni ordine e grado, come recita la formula, comprese le università. Si tratta di 7/8 giorni, non molto, anche se nelle regioni del Nord erano già una decina di giorni che le porte e i portoni di elementari, medie e licei erano sbarrati. Un bel problema specie per chi deve sostenere a giugno gli esami. Se la ministra Azzolina ha garantito che l’anno scolastico sarà regolare, ogni giorno che passa come ogni nuovo stop rendono il traguardo dei 200 giorni di lezioni obbligatorie sempre più lontano. E la promessa delle ministra è ormai datata qualche giorno.

Ma questo, paradossalmente, eccezion fatta per quelli che stanno aspettando la maturità, è il problema minore. Il problema sono le famiglie. Scuole chiuse significa figli a casa. Per una settimana almeno. E chi bada a loro? Il problema è l’organizzazione nelle case, e non sono poche, dove entrambi i genitori lavorano. I nonni, colonna del welfare familiare, dovrebbero stare a casa.

“Anche i nonni che sono così preziosi nel welfare della nostra società oggi vanno tutelati, quindi dare anche la possibilità di evitare troppo contagio tra i bambini e i nonni”, ha detto la Bonetti. Chi ce l’ha può ricorrere alla baby sitter ma, primo, questa deve essere disponibile ad aumentare le ore di lavoro, secondo va evidentemente pagata –
ed un costo in più per le famiglie – e terzo venendo da fuori casa non eliminerà nel genitore che vi si affida la fobia del contagio. Qualcun altro, aiutato dall’anagrafe, potrà affidare i figli piccoli ad un fratello o una sorella più grandi. Le soluzioni sono chiaramente diverse da caso a caso ma il problema è concreto e se la chiusura delle scuole continuerà oltre il 15 marzo diventerà ancor più grande.

Il punto è che, chiudendo le scuole, per non far impazzire e aiutare i genitori bisogna dar la possibilità, ad almeno uno dei due, di restare a casa. Anche perché, vista la ragione delle chiusura, come spiegano anche molti insegnanti, sono tanti i bambini spaventati che hanno bisogno di confrontarsi e di farsi rassicurare da un genitore. Misure in questo senso sono state promesse dalla ministra competente: aiuti economici sotto forma di voucher per pagare le baby sitter e giustificazioni per le assenze dal lavoro.

Si potrà discutere della bontà di queste misure, con gli importi dei voucher probabilmente lontani dai costi reali e
altrettanto probabilmente con paletti tali limitarne la diffusione, come della giustificazione sotto forma di congedo (forma citata dalla ministra stessa) in buona parte a carico del lavoratore, visto che nei periodi di congedo si riceve solo una parte dello stipendio. Se ne discuterà quando queste misure arriveranno. Anche se sarebbe stato meglio se fossero state annunciate insieme alla chiusura delle scuola.